Nizza di Sicilia. L’arsenico blocca i lavori per la nuova ferrovia. Si ferma la talpa Igea
NIZZA DI SICILIA (ME). La presenza di arsenico nella roccia blocca i lavori nel cantiere per la realizzazione della nuova linea ferroviaria a Nizza di Sicilia. Cresce l’allarme nel comprensorio con i cittadini che esprimono preoccupazione e chiedono l’intervento delle istituzioni. Il problema è serio ed incide sulla salute pubblica. Così da giorni si ferma l’attività della talpa Igea impegnata nello scavo della galleria Sciglio. L’arsenico è un metalloide allo stato solido presente nella crosta terrestre, nel sottosuolo e in alcune acque, altamente nocivo per la salute. Una sostanza che, come risulta dalle verifiche effettuate, è presente in modo massiccio nelle montagne a Nizza di Sicilia. Secondo le ultime analisi effettuate a settembre la sua concentrazione nella roccia scavata dalla talpa Igea è cinque volte superiore al parametro previsto dalla legge. Analisi che in base ai metri cubi di scavo eseguiti in quel cantiere dovrebbero essere effettuate almeno ogni due giorni ma spesso passano anche due settimane come riporta del resto questo documento. L’arsenico deve essere gestito con molta cautela durante le operazioni di smaltimento e dovrebbe essere trasferito in discariche speciali, impianti che non sono disponibili nella nostra regione. Intanto la sostanza può diffondersi nell’aria ed essere respirata dagli operai ed anche dai cittadini della riviera jonica durante il trasporto a bordo dei mezzi pesanti. Ed il passaggio dei camion è ormai continuo, costante e quotidiano.
Il presidente del Consorzio Messina-Catania Lotto Nord, Antonino Pulejo, ha scritto ad Arpa, Rete Ferroviaria Italiana, Italferr, al prefetto, all’assessorato regionale Energia e Servizi di pubblica utilità e ai sindaci di Nizza di Sicilia e Alì Terme chiedendo la convocazione di un incontro. È strano però che al tavolo non sia stata convocata l’Asp visto che si tratta di una questione che può avere un impatto sulla salute pubblica. Webuild attende indicazioni dall’Arpa sul conferimento di questo materiale e prova a tranquillizzare, comunicando che le terre prodotte dagli scavi, ad una profondità di 700 metri, sono state collocate in alcune vasche impermeabili in cemento armato. Ma l’allarme c’è e non può essere sottovalutato.






