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giovedì, Agosto 18, 2022

Ucciso e poi bruciato. La Procura indaga sulla morte di Riccardo Ravidà

Si indaga sulla morte del 34enne Riccardo Ravidà. Il corpo senza vita dell’uomo, nella serata tra martedì e mercoledì scorsi, è stato ritrovato carbonizzato all’interno di una Toyota nelle campagne tra i comuni di Fiumedinisi e Alì. Attorno alla vettura i resti di alcune cartucce di fucile che sono state repertate dai carabinieri del Ris. 

Riccardo Ravidà, agricoltore originario di Mandanici, era un personaggio ben noto alle forze dell’ordine. Alle spalle un passato di reati contro il patrimonio. Attualmente detenuto in regime di semi libertà, martedì sera sarebbe dovuto rientrare nel carcere di Gazzi, dove stava scontando una recente condanna a tre anni di reclusione e 2.400 euro di multa per ricettazione e detenzione e porto abusivo di arma clandestina.

La Procura vuole fare luce su questa morte e sta ripercorrendo le ultime ore della vittima. Sul corpo del 34enne diverse ferite causate da colpi di arma da fuoco, un fucile sparato a distanza ravvicinata ed al termine, probabilmente, di una violenta lite. Forse Ravidà che, approfittando della semilibertà usciva dal carcere per andare a lavorare, ha incontrato qualcuno.

Qualcuno che, probabilmente, conosceva bene le abitudini del 34enne i suoi orari, e sapeva che sarebbe passato da lì dopo aver concluso la giornata di lavoro nell’azienda zootecnica dei fratelli Caminiti a Fiumedinisi dove lavorava anche la moglie. Nessuna ipotesi si esclude al momento. Ma il cliché sembra essere quello del classico regolamento dei conti tra pastori.

L’autopsia, affidata al medico legale Giovanni Andò, potrebbe chiarire i contorni della vicenda.

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