17 Febbraio 2026RedazioneCronaca e Giudiziaria

Triplice omicidio sui Nebrodi, 52enne indagato: prime ammissioni sulla sparatoria, ma ora si avvale del silenzio

Un’inchiesta che scuote profondamente il territorio dei Nebrodi entra in una fase cruciale. A quasi un mese dal ritrovamento dei corpi senza vita di tre cacciatori nei boschi di Montagnareale, nel Messinese, emergono nuovi elementi nell’indagine coordinata dalla Procura di Patti.

Al centro dell’inchiesta c’è un 52enne bracciante agricolo, A.S., ora indagato per omicidio, che avrebbe ammesso, in una prima fase, di essere stato presente sul luogo della tragedia e di aver partecipato alla sparatoria, scaturita – secondo quanto riferito – da «un iniziale incidente». Le vittime sono i fratelli Davis Pino (26 anni) e Giuseppe Pino (44 anni), entrambi di San Pier Niceto, e Antonio Gatani, 82 anni, di Patti, trovati morti il 28 gennaio scorso con ferite da arma da fuoco.

L’ammissione, confermata da fonti giudiziarie, non è però pienamente utilizzabile sul piano processuale. Sarebbe stata infatti resa prima che l’uomo fosse formalmente indagato e in assenza di un legale, circostanza che in quel momento non era ritenuta necessaria. Successivamente, davanti al procuratore Angelo Cavallo e alla sostituta Roberta Ampolo, il 52enne – assistito dagli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera – si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nei prossimi giorni è previsto un nuovo interrogatorio, mentre proseguono gli esami balistici affidati ai Ris. «Speriamo che in quella sede l’indagato decida di rispondere alle nostre domande o ci dia una sua ricostruzione di quello che è accaduto», ha dichiarato il procuratore Cavallo, che nelle prossime settimane lascerà l’ufficio di Patti per assumere la guida della Procura di Termini Imerese.

Gli inquirenti ritengono di avere già un quadro definito della dinamica dei fatti, ricostruita attraverso i primi riscontri balistici, l’autopsia e le dichiarazioni rese inizialmente dall’indagato. Resta ora da chiarire in modo definitivo la sequenza degli eventi che ha portato alla morte dei tre uomini.

Sul fronte della difesa, l’avvocato Calderone annuncia un’iniziativa formale. «Nessun commento, una dichiarazione: domani presenteremo denuncia per violazione del segreto istruttorio, con la richiesta di acquisizione dei tabulati di tutti i giornalisti che hanno riportato la notizia», ha affermato il legale, contattato dall’ANSA.

Secondo quanto trapelato, il 52enne avrebbe inizialmente ammesso «di essere presente e di avere sparato» nel luogo del ritrovamento dei cadaveri, ma tale dichiarazione non è stata successivamente confermata in sede ufficiale. Da quel momento, infatti, l’uomo ha scelto di non rispondere, rendendo quelle prime parole processualmente non probanti.

L’inchiesta prosegue nel massimo riserbo, in attesa degli ulteriori riscontri tecnici che dovranno chiarire ogni responsabilità in una vicenda che ha scosso l’intera comunità del Messinese.

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