Traffico illecito di rifiuti, 23 indagati. Sequestro da 115mila euro
Maxi-operazione contro il traffico illecito di rifiuti nel Messinese. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo – emesso dal G.I.P. del Tribunale peloritano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – che ha colpito tre interi compendi aziendali operanti nei settori dell’edilizia e della gestione dei rifiuti.
Il provvedimento, che include anche il sequestro di disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 115 mila euro costituenti il profitto del reato, scaturisce da una complessa e prolungata attività investigativa condotta dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo PEF di Messina. Grazie a una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali, supportata da mirate attività di videosorveglianza, pedinamenti e appostamenti sul campo, gli inquirenti hanno documentato un sistematico e illegale sversamento di rifiuti speciali all’interno di 8 siti non autorizzati dislocati lungo la fascia tirrenica della provincia di Messina, un’attività illecita che in diverse occasioni ha beneficiato della compiacenza di imprenditori terzi, proprietari dei terreni finiti sotto i riflettori della magistratura.
Al momento sono 23 i soggetti iscritti nel registro degli indagati a vario titolo e in concorso tra loro: l’accusa provvisoria formulata dall’Autorità Giudiziaria contesta la violazione dell’articolo 452-quaterdecies del codice penale, che sanziona la gestione continuativa e organizzata del traffico illecito di rifiuti finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto. Dagli accertamenti è emerso che, nonostante le tre società coinvolte fossero regolarmente munite delle necessarie autorizzazioni e dei titoli previsti dalla legge per il trattamento e lo smaltimento dei detriti da demolizione edilizia e dei materiali bituminosi derivanti dalla scarifica del manto stradale, le operazioni effettivamente svolte sul territorio violavano sistematicamente le normative ambientali vigenti per la caratterizzazione e lo stoccaggio dei materiali, trasformando l’attività lecita in uno schermo per un redditizio business ecocriminale








