Terremoti, quelli “continui” che non percepiamo e la pericolosità dello Stretto. I monitoraggi dell’Ingv
Nei 90 giorni precedenti alla scossa di terremoto di questa mattina, nell’area dello Stretto di Messina e nelle acque circostanti dei mari Jonio e Tirreno, si sono verificati decine di eventi sismici. Tutto normale e tutto monitorato dall’Istitituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia. Nella mappa, riportata sotto, ogni cerchietto azzurro corrisponde ad un terremoto. Quasi tutti non sono stati percepiti perchè al di sotto dei 2 gradi di intensità

Si tratta semplicemente della “regolare” attività in una zona sismica. E che l’area dello Stretto sia “ballerina” è ben noto in tutto il mondo. La scossa di questa mattina ha ricordato a tanti la secolare convivenza con i rischi. L’Ingv ha riferito così quando rilevato con i propri strumenti nelle scorse ore: “Un terremoto di magnitudo ML 5.1 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale alle ore 05:53 italiane del 10 gennaio 2026 al largo della costa ionica calabra, ad una profondità di 65 Km. Va notato che per eventi lontani dalla costa, e quindi dalla rete sismica, la profondità ipocentrale è un parametro di difficile determinazione, per cui la stima potrebbe essere rivista con analisi successive”
Nel sito Ingv la notozia del terremoto è corredata anche dalla scheda di pericolosità “generica” dell’area dello Stretto (qui in basso). I colori indicano i potenziali rischi di terremoti generati da faglie attive

Relazioni tecniche e scientifiche che risultano particolarmente attuali vista l’intenzione del Governo di realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina. La struttura, secondo quanto rferito dai progettisti, resisterebbe ad un terremoto di intensità anche superiore a 7.1. I contrari alla grande opera insistono sul fatto che comunque il ponte non debba essere costruito in un’area così a rischio.








