Stretto di Messina. Appena un traghetto per i treni. Il disastro della continuità territoriale
La continuità territoriale sullo Stretto di Messina è garantita in virtù di un contratto di servizio sottoscritto tra il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e Rete Ferroviaria Italiana, società del gruppo Fs. Lo Stato ogni anno versa 30 milioni di euro per il passaggio tra Sicilia e Calabria dei treni a lunga percorrenza, delle merci e, da qualche tempo dei pendolari tramite il servizio dei mezzi veloci. Nonostante le risorse stanziate in questo momento la continuità territoriale è costretta a fare i conti con tanti disagi.
Delle 5 navi ferroviarie che formano la flotta navale di Rfi soltanto una è in servizio, l’Iginia, e la società si è vista costretta a noleggiare dalla compagnia Bluferries il traghetto Fata Morgana per sopperire alle carenze del momento. Da oltre un anno è inutilizzata la nave Messina, ferma per manutenzione ed in attesa di pezzi di ricambio che tardano ad arrivare. Iginia e Messina sono unità gemelle. Un investimento dello Stato pari a 110 milioni di euro. Eppure una delle due resta ferma in attesa del superamento di problemi tecnici. Il resto della flotta ha un’età media di 40 anni.
La Logudoro è prossima alla dismissione ma da anni occupa la prima invasatura alla marittima. Questa nave, in passato impiegata sulla rotta sarda, è stata ristrutturata per adeguarla alla navigazione tra Scilla Cariddi. Intervento da 20 milioni. Utilizzata meno di due anni, tra il 2012 ed il 2014. Un vero e proprio danno erariale ma è calato il silenzio su questa vicenda.
Il traghetto Villa è in stand by da settimane dopo controlli da parte della Capitaneria di Porto. L’unità gemella Scilla è stata sottoposta recentemente ad interventi di manutenzione che non sono stati ancora ultimati.
Allo stato attuale Rfi non dispone di navi di riserva e già diversi treni a lunga percorrenza sarebbero stati cancellati. Alla faccia proprio di quella continuità territoriale che dovrebbe essere garantita.
Il traghetto noleggiato, Fata Morgana, garantisce il trasporto dei carri merce. Un servizio fondamentale nell’ottica dei collegamenti tra la Sicilia ed il continente che in questo momento è ridotto all’osso.
Incapacità gestionale o c’è un disegno che mira a smantellare un sistema che è finanziato con risorse pubbliche? Sullo sfondo le promesse, le solite, della realizzazione del ponte sullo Stretto. Il Governo prevede ulteriori investimenti per il rinnovo della flotta ferroviaria con la costruzione di altre navi. Ma tutto ciò quanto potrebbe avere senso di fronte ad un contesto che racconta una lenta ed inesorabile dismissione del servizio pubblico?







