1 Novembre 2025Eduardo AbramoPrimopiano

“Stazione ferroviaria con barriere architettoniche”. Denuncia del movimento “Riprendiamoci la nostra Città di Torregrotta”

Il presidente Rosario Cannarozzo: “Tornati indietro di secoli, servirsi della stazione è difficile per chiunque. Scale, nessun servizio, niente personale”. Si chiede la pubblicazione di tutti gli atti istituzionali relativi alla realizzazione della struttura pubblica

Torregrotta (Me) – La stazione ferroviaria di Torregrotta è stata realizzata senza rispettare le norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Raggiungerla è, comunque, un’impresa per chiunque. A sostenerlo è Rosario Cannarozzo, presidente del Movimento Cittadino “Riprendiamoci la nostra Città di Torregrotta”. La struttura è stata attivata nel 2009 sostituendo l’antica stazione risalente ai primi del novecento ma sarebbe tutt’altro che a misura di viaggiatore.

“I lavori – ricorda Cannarozzo – sono iniziati all’inizio del 2000 (sindaco Antonino Caselli 01 dicembre 1997 – 25 maggio 2000), come parte integrante della realizzazione della variante di tracciato a doppio binario della ferrovia Palermo Messina, appaltati nel 1999. Il progetto originario prevedeva un percorso differente rispetto a quello affettivamente realizzato poiché nel 1989 (sindaco Domenico Magliarditi da novembre 1968 al 21 maggio 1990) fu approvata dal Consiglio Comunale torrese una variante che spostava la nuova linea a monte dell’abitato di Monforte Marina e la nuova stazione ferroviaria a ridosso dell’autostrada A20.

L’impianto è a servizio di Torregrotta e del suo comprensorio servendo anche i paesi di Monforte San Giorgio, Roccavaldina e Valdina, oltre che gli utenti della soppressa fermata di Venetico. La stazione Roccavaldina-Scala-Torregrotta (km 200+400). Un vero esempio di totale incuria e disattenzione – dichiara Cannarozzo – verso chi mai potrà prendere un treno in quella stazione ferroviaria, in sopraelevata, che Trenitalia ha piazzato in un punto che sarà strategico solo per mille altri motivi e non per quello più meritevole del rispetto verso l’uomo e della Legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Ma quale abbattimento?! – È di per sé faticosissima anche per i normodotati.

Si è realizzata scientemente – continua il presidente del movimento – una struttura esattamente all’opposto delle norme che disciplinano tali opere con l’aggravante, fra l’altro, di non essere protetta contro le intemperie o contro il sole cocente in un impluvio assai spesso spazzato dal vento. E’ proprio un eufemismo chiamarla “Stazione”: si tratta infatti di un marciapiedi all’aperto per ogni senso di marcia, senza una sala d’attesa…, senza servizi igienici né di ristoro e…non parliamo di personale in servizio. Di tanto in tanto un altoparlante gracchia qualche avviso per i coraggiosi che si sono arrampicati (è proprio il caso di dirlo) fino in cima e null’altro, un vero deserto.

Il criterio adottato da Trenitalia, certamente è quello del risparmio e dell’abbattimento dei costi. Ma cos’altro vorremmo; un abbattimento è stato pur fatto; básta e ne avanza. Spingersi a dire che un ascensore per disabili o altra apparecchiatura predisposta ad hoc (montascale, pedane, piattaforme-elevatrici), sarebbe veramente eccessivo ed avrebbe fatto fare l’abbattimento di cui in premessa. Assurdità, dopo valanghe di denaro speso per il raddoppio ferroviario, cosa poteva essere un accorgimento peraltro dovuto? Quanto sarebbe costato un impianto predisposto con intelligenza ed apertura mentale? E sì che costa! Ma solamente ai diretti interessati che, seppur residenti a Torregrotta nell’immediato hinterland, mancando nel modo più assoluto un’alternativa per “elevarsi” fino alla Stazione, escludendo gli sherpa del Nepal, devono portarsi forzosamente a Spadafora oppure a Milazzo, sostenendo i costi aggiuntivi del trasporto oltre quelli del biglietto. Si tenga conto che l’assistenza ai disabili sbandierata da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) – che nel reclamizzarsi evita di precisare situazioni estreme quali quella esposta – non può essere attuata nel caso in specie stante l’impervietà dei due accessi alla cosiddetta Stazione.

E’ come essere in un altro mondo, tornati indietro di secoli (ma solo a Torregrotta visto che altrove i luoghi pubblici sono – all’occorrenza – dotati di tapis roulant anche protetti contro le avversità atmosferiche). Quindi, ancora una volta, figli e figliastri e non solo per l’essere gli uni portatori di handicap e gli altri normodotati ma anche perché c’è chi paga il biglietto un “tot” e altri che lo pagano col “pizzo” per portarsi alla stazione più prossima. Ci sarebbe da dissertare in formato romanzo ma non ne vale la pena, tanto ormai questa situazione va avanti da almeno un decennio e mai alcuno ha sollevato il dito per porre il problema; figurarsi poi se proprio Trenitalia può avere interesse a smuoverlo. Silenzio di tomba e tira a campà!”

Cannarozzo chiede che vengono pubblicati sul sito istituzionale del comune di Torregrotta i progetti della stazione ferroviaria e tutti i documenti relativi all’azione isituzionale dei sindaci del tempo Domenico Magliarditi e Antonio Casella. Ed ancora il verbale del Consiglio Comunali sul parere ed approvazioni della nuova stazione ferroviaria di Torregrotta.

Eduardo Abramo
Eduardo Abramo
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