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giovedì, Agosto 18, 2022

Si scava nel passato di Ravidà. La vittima nel 2011 tentò di uccidere un uomo nella stessa zona dove è stato ritrovato carbonizzato

Sono molti gli aspetti da chiarire attorno all’omicidio del 34enne Riccardo Ravidà. Il pastore originario di Mandanici barbaramente ucciso nella sera di martedì scorso in una contrada di campagna tra i comuni di Fiumedinisi ed Alì. Tante le domande alle quali i procuratori Vito di Giorgio e Giulia Falchi dovranno provare a dare una risposta. Oggi, intanto, l’affidamento dell’autopsia al medico legale. Il corpo senza vita di Ravida è stato rinvenuto all’interno sua auto, una Toyota “Rav 4”, distrutta da un rogo. Sul cadavere alcune ferite di arma da fuoco. Attorno alla vettura i carabinieri del Ris hanno trovato tracce evidenti di alcune cartucce.

I militari stanno scavando nel passato dell’uomo ma vogliono anche ricostruire le sue ultime ore di vita. Ravidà aveva precedenti con la giustizia. Il 15 ottobre del 2011 nella stessa zona dove martedì sera si è consumato il delitto, il 34enne fu protagonista del tentato omicidio dell’operaio Gaetano Nucita. Alcuni giorni dopo la decisione di costituirsi ai carabinieri. Per questo episodio Ravidà è stato condannato alla pena di otto anni di reclusione. Un elemento che ora gli inquirenti stanno valutando attentamente. L’uccisione di Ravidà potrebbe essere inserita nel contesto di una vendetta consumata a distanza di anni?

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