Sequestro di beni da 100 milioni all’imprenditore Busacca. Affari illeciti nel settore dei servizi sociali

Sequestrati e congelati beni e immobili per un valore di 100 milioni di euro all’imprenditore Giuseppe Busacca di Ficarra, 64 anni, che avrebbe costruito un impero economico che ruota attorno alle cooperative di assistenza ad anziani e disabili nel Messinese. L’accusa è di avere reinvestito soldi illeciti provenienti dal clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione di Tribunale di Messina, su richiesta del Procuratore Maurizio De Lucia e del Questore, riguarda diverse società cooperative sociali ed aziende agricolo-faunistiche, locali di pubblico intrattenimento, hotel, immobili.

L’operazione, denominata Hera, è stata condotta dalla Polizia di Stato e dalla direzione distrettuale antimafia con la divisione anticrimine della Questura di Messina. Un maxi sequestro che nasce da un’indagine che ha portato all’arresto ed alla condanna per concorso esterno in associazione mafiosa di Santo Napoli, ex consigliere comunale di Milazzo, infermiere, ritenuto vicino ai clan dei barcellonesi. Secondo gli inquirenti Busacca gestirebbe «in modo criminale una rete di cooperative nel settore sociale».

All’esito dell’operazione nota come “Gotha 7”, conclusa nel dicembre 2017, la Procura della Repubblica presso il Tribunale e la Questura di Messina hanno avviato le indagini relative ad una proposta di misura patrimoniale a carico di uno degli arrestati per concorso esterno nell’associazione mafiosa dei cosidetti “barcellonesi”.

Grazie all’ampia collaborazione fornita dalle sedi locali dell’Agenzia delle Entrate, si è potuta rilevare, inoltre, una colossale opera di defiscalizzazione, anche attraverso la creazione di falsi crediti di imposta, utilizzati per occultare le imponenti rendite di gestione, e soprattutto la sistematica utilizzazione delle cooperative sociali ed agricole quali vere e proprie società di capitali, pur giovandosi dei regimi di semplificazione fiscale, tributaria e lavoristica alle stesse concesse, allo scopo precipuo di abbattere radicalmente i costi di gestione e la tassazione relativa.

Si è avuto modo di rilevare che agli stessi ed agli altri “prestanome” individuati in corso di indagine patrimoniale e giudiziaria erano riferiti beni e consistenze relativi a numerose attività ricreative (discoteche, sale per cerimonie, lounge bar, ristoranti), alberghi, strutture ricettive, cooperative sociali, agricole e faunistiche, immobili (taluni dei quali di notevole pregio), nonché consistenti beni strumentali e importanti somme di denaro trasferite all’estero, quali ricavi dell’illecita attività. Per entrambi i destinatari del provvedimento di ablazione patrimoniale, le indagini hanno, inoltre, svelato la loro partecipazione a “super-società di fatto” e strutture societarie piramidali destinate a dissimulare l’origine illecita dei capitali ed il loro reimpiego in attività economiche apparentemente lecite.

Nell’ambito degli accertamenti patrimoniali è stato possibile “ricostruire” un ventennio di operatività mafiosa nel tessuto sociale ed economico mamertino, con diramazioni anche nel capoluogo, che, ha consentito, oggi, l’ablazione di 16 società, di capitali e cooperative sociali, queste ultime oggetto di una serie di interposizioni fittizie ma tutte riferibili a due soggetti milazzesi. Dallo svolgimento delle indagini patrimoniali è, infine, emerso che le compagini societarie destinatarie dell’odierno provvedimento di sequestro abbiano percepito finanziamenti pubblici erogati dallo Stato nel quadro delle misure a sostegno dell’economia in conseguenza dell’attuale emergenza sanitaria legata al COVID-19, per un importo complessivo di circa 500.000 euro.

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