Scuole senza palestre, il divario cresce: a Messina solo il 23% degli edifici è attrezzato
Il diritto allo sport e a un’educazione completa continua a essere diseguale in Italia, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. A denunciarlo sono la Cgil e la Flc Messina, commentando gli ultimi dati diffusi da Openpolis sui divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche.
Secondo l’indagine, solo il 38% degli edifici scolastici italiani dispone di una palestra o di una piscina. Un dato già insufficiente, che diventa ancora più preoccupante se si considerano le profonde differenze tra territori: mentre alcune regioni superano il 50%, altre restano fortemente indietro. Tra queste, la Sicilia si conferma una delle aree più penalizzate, con una carenza strutturale che incide direttamente sulla qualità dell’offerta educativa.
La situazione è particolarmente critica nella provincia di Messina. Su 528 edifici scolastici, soltanto 118 – pari al 23% – sono dotati di palestra. In città la percentuale sale al 31%, ma resta comunque lontana da standard adeguati. Un gap che pesa soprattutto nelle aree interne e periferiche, dove la scuola rappresenta spesso l’unico presidio educativo e sociale.
“Le risorse del Pnrr avrebbero dovuto colmare questi divari”, sottolinea il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti. “Eppure né il Comune né la Città metropolitana sono riusciti a intercettarle in modo significativo”. Dall’analisi dei dati emerge infatti che sono previsti solo due interventi per la realizzazione di nuove palestre, a Santa Teresa di Riva e a Sant’Agata di Militello.
La mancanza di strutture sportive non è solo una questione legata all’attività fisica. Incide su ambiti cruciali come la salute, l’inclusione sociale e il contrasto alla dispersione scolastica. I dati mostrano infatti che a praticare sport sono soprattutto i ragazzi provenienti da famiglie con maggiori risorse economiche e culturali. In assenza di strutture pubbliche accessibili, le disuguaglianze si amplificano.
A rendere il quadro ancora più paradossale è l’introduzione, negli ultimi anni, dell’insegnante di educazione motoria anche nella scuola primaria. “Una figura importante – osserva la segretaria generale della Flc Messina, Patrizia Donato – ma inserita in scuole che spesso non dispongono nemmeno di una palestra”.
Per i sindacati, non è accettabile che le opportunità educative dei giovani dipendano dal territorio di nascita. Serve un cambio di rotta deciso: investire nella scuola pubblica significa investire nella coesione sociale e nello sviluppo del Paese. A Messina e in tutta la Sicilia, concludono, è necessario un intervento straordinario per colmare un ritardo strutturale che rischia di compromettere il futuro delle nuove generazioni.








