Rfi cede il traghetto Logudoro: sarà demolito
Nel 2012, dopo la soppressione della rotta sarda, era stato trasferito a Messina e sottoposto a costosi interventi di riqualificazione destinato a potenziare il collegamento ferroviario marittimo tra la città dello Stretto e Villa San Giovanni. In realtà il suo impiego è stato molto limitato e dal 2016 la decisione di metterlo in disarmo. É la storia del traghetto Logudoro della flotta Rfi che adesso la compagnia di navigazione ha deciso di alienare. Un vero sperpero di denaro pubblico. La società del gruppo Fs nelle scorse settimane ha definito le procedure per la cessione del traghetto che sarà demolito “in un cantiere inserito nell’elenco europeo degli impianti di riciclaggio delle navi, secondo gli standard imposti dal regolamento Ue”. A giorni la partenza dal porto di Messina. La Logudoro probabilmente sarà trasferita in turchia.
Realizzato nel 1988 nello stabilimento palermitano di Cantieri Navali Riuniti, il traghetto, gemello delle unità Villa e Scilla, come detto era stato inizialmente impiegato sulle rotte passeggeri per la Sardegna fino alla conversione, nel 2000, in unità per trasporto merci, anche ferroviario. Dal 2012 il traghetto è stato in servizio sullo Stretto per periodi limitati, fino al pignoramento disposto a suo carico nel 2016 a conclusione di una vicenda giudiziaria che aveva visto contrapposti Rfi e alcuni marittimi che, dopo alcuni anni di precariato, si erano visti riconoscere il diritto a un contratto a tempo indeterminato e al soddisfacimento dei relativi benefici economici, dai quali erano discesi crediti per oltre 300mila euro. Lungo 145 metri, largo circa 18 e con 6.505 tonnellate di stazza lorda, il Logudoro nella sua ultima configurazione è in grado di ospitare 12 passeggeri ed è dotato di quattro binari per il trasporto di convogli ferroviari.







