16 Febbraio 2026 • Francesco Pellegrino • Sport

Reggina 1-1 Messina, ritorno alle origini

Un vero peccato. Il Messina esce dalla torcida dello “Oreste Granillo” di Reggio Calabria con l’amaro in bocca per un pareggio tutto sommato giusto per quanto visto in campo, ma beffardo per modalità e tempistiche. Un punto sporco, ma potenzialmente importantissimo per accrescere la fiducia di un gruppo ancora sulla strada del ritorno alla propria versione migliore.

Costruire dalle macerie.

Per valutare correttamente il livello della prestazione offerta nel derby dello Stretto di ieri, è doveroso compiere un breve passo indietro. Il Messina varca il cancello del “Granillo” con l’insostenibile peso sulle spalle della débâcle interna contro l’Enna di appena sette giorni prima, il fiato sul collo delle inseguitrici in zona play-out e retrocessione e il timore della fuga della Vibonese, ultimo riferimento in chiave salvezza diretta: insomma, non proprio il miglior biglietto da visita per presentarsi all’appuntamento più sentito dell’anno, significativo non solo per le classiche questioni di campanile – sale di ogni rivalità – ma anche per la classifica, il morale e gli obiettivi. Dall’altro lato del ring, la squadra amaranto, forte di una fiducia nei propri mezzi evidente (forse anche troppa, ma ci arriveremo), alimentata da una striscia di undici risultati utili consecutivi – dieci dei quali vittorie – che ne ha rilanciato le ambizioni di promozione, nonostante un avvio fortemente negativo. Filosofie diverse, stati d’animo opposti: il fascino di un match dalla grande tradizione, ricco di chiavi di lettura e diverse sfumature.

Un derby che, forse per uno scherzo del destino, coincide con l’esordio sulla panchina biancoscudata di Vincenzo Feola, tecnico lungamente corteggiato a gennaio – prima che, a margine del pareggio interno contro la Sancataldese, Parisi subentrasse a Romano – e che ha celebrato il proprio “matrimonio” a un mese dall’apertura dei primi contatti. Nel mezzo, quattro partite: due vittorie (contro Acireale e Paternò) e due sconfitte (contro Gela ed Enna). Delicata la situazione ereditata dall’allenatore di Somma Vesuviana, chiamato in pochissimo tempo a rimettere insieme i cocci di una squadra apparsa confusa e fragile nell’ultimo periodo, in netta contrapposizione con quella sicura di sé ammirata e apprezzata (non sempre, a dir la verità) fino a poche settimane prima. Missione complicata, ma che l’approccio sia quello giusto lo si intuisce già dalla conferenza stampa pre-partita: “Ogni allenatore ha una propria metodologia di lavoro e vuole dare qualcosa di proprio – dice Feola –, ma in questo momento devo cercare di bilanciare le mie esigenze con quelle della classifica e della squadra”. Un passaggio significativo, che non rima con “Abiura di me”, bensì con un ben più pragmatico “Avrò cura di tutto”.

“Shock in My Town”.

L’impossibilità – anche solo per una questione meramente temporale – di impartire i propri dettami tattici in poco più di cinque giorni porta Feola a fare all-in sull’atteggiamento, primo aspetto da resettare e fondamentale nel contesto di gare di questo tipo, che già di per sé si giocano sui flutti dell’emotività. Sul piano della disposizione tattica, invece, si opta per un 3-4-3 equilibrato e funzionale (con l’unico esperimento di Saverino esterno destro), volto a valorizzare gli elementi del pacchetto arretrato e, allo stesso tempo, a non rinunciare a un’offensività che può contare sulla velocità di Oliviero e Touré e sul lavoro da centrale boa di un Tedesco in evidente crescita. Il centravanti ex Nardò si esalta: difende il pallone anche a costo dell’integrità delle proprie gambe, duella con Adejo e Giuliodori e si conferma elemento scomodo fino al momento della sostituzione. La gara dell’attaccante pugliese è costellata di mille piccoli vis-à-vis, utili a caricare fino all’esasperazione (se mai ce ne fosse bisogno) un Messina sceso in campo con il coltello tra i denti. La Reggina, al contrario, può contare su una qualità superiore e sul sostegno dei 7.000 del proprio pubblico.

L’avvio è arrembante: il rientrante Di Grazia centra in pieno la traversa su punizione, Mungo calcia alle stelle dal limite, mentre il diagonale di Giuliodori viene respinto da Giardino. L’ebrezza iniziale svanisce gradualmente e lascia spazio al nervosismo, con gli amaranto stabilmente in attacco ma arginati alla perfezione dalla retroguardia ospite (anche in maniera poco ortodossa, come testimoniano i cartellini gialli rimediati da Bosia e Trasciani, che salteranno la prossima gara); dall’altro lato, i giallorossi provano a sfondare a più riprese sulla sinistra, sfruttando – senza fortuna – le lunghe leve di Touré. Un piano preciso, che porta i suoi frutti al 40’: corner a rientrare battuto da Orlando, De Caro taglia verso il primo palo ma liscia la sfera che arriva dalle parti di Tedesco, bravo a resistere nell’ennesimo contrasto con Adejo e a deviare in porta il pallone che gela il “Granillo”. È 0-1, risultato con cui si chiude un primo tempo che vede sugli scudi anche Giardino, autore di un grande intervento su Di Grazia.

“Per un pugno di… minuti”.

Il canovaccio della ripresa è ampiamente prevedibile: Reggina a fare la partita, Messina a difendersi e ripartire. Quella di Touré al 46’ è solo la prima di una lunga serie di ripartenze non sfruttate a dovere dal tridente peloritano, che pecca nella scelta dell’ultimo passaggio. Amaranto in confusione, forse troppo leziosi e poco concreti, ma anche poco incisivi negli ultimi metri. Torrisi cambia allora gli interpreti del reparto offensivo: fuori un Di Grazia senza i novanta minuti nelle gambe e un Ragusa evanescente, dentro Edera e Sartore. Poco più tardi nuovo avvicendamento, con Edera costretto a uscire per infortunio e rilevato da Palumbo. È la mossa decisiva, perché all’88’ sarà proprio il numero 29 di casa a scardinare la resistenza giallorossa: cross di Sartore dalla destra (su azione propiziata da una rimessa laterale erroneamente assegnata ai padroni di casa) e stacco vincente per l’1-1. Gol di scaltrezza e malizia, con quel pizzico di furbizia necessario in partite del genere: Palumbo parte da dietro e prende posizione su un Saverino troppo morbido nella circostanza, al primo vero errore di una gara fin lì ottima. I giallorossi protestano con veemenza per una presunta spinta ai danni del 23, probabilmente memori della rete clamorosamente annullata a Tedesco a Paternò, ma per l’arbitro è tutto regolare. È vero che Palumbo appoggia entrambe le mani sulla schiena del difendente biancoscudato, così come è vero che la reale intensità del contatto non è rilevabile dagli schermi di casa (il VAR in Serie D non c’è), ma la dinamica appare riconducibile a un normale corpo a corpo, come tanti – giustamente – non sanzionati nel combattuto confronto di ieri. È 1-1, con un finale di fuoco in funzione del quale la beffa rischia di assumere contorni ancora più drammatici: a evitarlo è Giardino, che vola sul diagonale dello scatenato Palumbo e di fatto consegna un punto al Messina.

Un’occasione persa? Forse sì, anche alla luce dei risultati maturati sugli altri campi, ma non va dimenticato da dove si è partiti. Serviva una risposta, e la risposta è arrivata, almeno sotto il profilo della prestazione. Sfuma la vittoria, ma non la prova di spessore di un Messina tornato alle origini, con caparbietà e personalità. Un pareggio che può rappresentare una nuova spinta per una squadra ancora attesa da tanto lavoro, come sottolineato da un Feola soddisfatto ma non pago. Domenica prossima al “Franco Scoglio” arriverà il Sambiase per la prima di dieci finali che dovranno condurre alla salvezza. E, quindi, al futuro.

(Foto: pagina Facebook dell’ACR Messina; pagina Facebook della Reggina 1914)

Francesco Pellegrino
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