8 Giugno 2026Saverio VitaCultura ed Eventi

“Rama”, un disco che parla anche di noi

I “Nuhara” prendono l’eredità vocale del mondo agropastorale, minerario e marittimo della Sicilia e la fanno collidere con la musica elettronica d’avanguardia

Un ponte sonoro tra il passato arcaico della Sicilia e l’avanguardia elettronica contemporanea. Si presenta così Rama, l’album d’esordio dei Nuhara rilasciato per l’etichetta bolognese Trovarobato, che ormai appare come un sigillo di garanzia per l’altissima qualità delle ultime pubblicazioni.

Il trio siciliano – composto dall’etnomusicologo e polistrumentista Michele Piccione, dal producer e musicista elettronico Federico Pipia e dal cantante e chitarrista Gabriele Bazza – compie un’operazione affascinante: estrae i canti del lavoro e della tradizione orale siciliana dagli archivi polverosi e li rigenera dentro un tessuto sonoro moderno, scuro e ipnotico. Il nome stesso della band, che unisce l’arabo Nuwwar (germoglio) e il siciliano Nuara (orto), racchiude l’idea di una rinascita.

Il disco affonda le sue radici nelle registrazioni sul campo e nella ricerca etnomusicologica, portata avanti anche grazie alla collaborazione scientifica con il professor Sergio Bonanzinga, ordinario di Etnomusicologia presso l’Università di Palermo. I Nuhara non fanno un’operazione di semplice restauro o di folk nostalgico, ma prendono l’eredità vocale del mondo agropastorale, minerario e marittimo della Sicilia e la fanno collidere con la musica elettronica d’avanguardia, i droni elettrici e i ritmi ossessivi, in un pastiche sonoro di rara originalità.

Gli anni Cinquanta fanno da sfondo ideale a questa operazione: un’epoca in cui il mondo rurale siciliano manteneva ancora intatti i suoi rituali sonori legati alla fatica e in cui, parallelamente, muovevano i primi passi i grandi studi di fonologia e la musica elettronica. Sono infatti gli anni in cui Alan Lomax percorreva l’isola, registrando le voci popolari che nessuno avrebbe mai pensato di immortalare su nastro. Ricordo un altro fenomeno musicale di portata internazionale che fece uso delle registrazioni, stavolta americane, di Lomax: Moby, che a partire da questi materiali pubblicò e diffuse il suo disco più importante, Play, nel 1999. L’archivio consultato dai Nuhara è però quello del nostro Sergio Bonanzinga.

Rama è composto da 9 brani che reinterpretano formule esecutive tradizionali attraverso una strumentazione ibrida (che affianca marranzani, zampogne, tamburi a cornice, kalebasa, zampogna, qraqeb a live electronics, sintetizzatori e chitarre sature). L’elemento forse più straniante e riuscito del discoè la voce di Gabriele Bazza, capace di incorporare le tecniche microtonali e le emissioni tese tipiche del canto popolare siciliano senza scimmiottarle, ma usandole come materiale grezzo e vivo: il timbro e la lingua dialettale sono il suo passaporto. Sotto, l’elettronica di Pipia rende possibile questa discrasia tra orizzonti rurali e veri e propri paesaggi industriali, cupi, a tratti rumoristi, che dialogano con la zampogna o i tamburi a cornice di Piccione, l’anima etnoantropologica del trio.

Rama riesce in un miracolo non scontato: non modernizza il passato per renderlo digeribile ai nostri tempi, ma dimostra quanto quel passato, nella sua spietata crudezza e spiritualità, fosse già incredibilmente moderno. In fin dei conti, è davvero un ascolto obbligato per chiunque cerchi una musica che non si limiti a intrattenere, ma che voglia esplorare i confini e i conflitti dell’antropologia sonora.

Infine, chi ha una certa età ed è cresciuto a Messina, ricorderà una banniata che percorreva le vie del centro, che prometteva “gelsi migliori delle fragole”. Pur non avendo mai visto in volto quel venditore che percorreva abitualmente le vie del centro, quando ho ascoltato per la prima volta Ghiuasa, il pezzo che chiude il disco, ho legittimamente fatto il proverbiale salto dalla sedia, riconoscendola tra le tante banniate registrate da Bazza.

Il venditore continua per me a non avere volto, ma la sua voce adesso è tornata a essere materia.

Saverio Vita
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