Raddoppio Rfi, Comitato Jonico Beni Comuni: “Cronaca di un suicidio annunciato”
Il Comitato Jonico Beni Comuni e diverse associazioni del territorio lanciano un nuovo allarme sul progetto del raddoppio ferroviario Giampilieri–Fiumefreddo. La proposta avanzata da alcuni sindaci, e che l’11 dicembre approderà sul tavolo tecnico convocato dalla Regione alla presenza di Rfi, è accolta come “un colpo alla democrazia partecipativa e al futuro del comprensorio jonico”. Gli amministratori locali chiedono la dismissione e la bonifica dell’attuale linea con restituzione ai comuni e rimozione dei vincoli edificatori; la modifica della delibera regionale che prevedeva il mantenimento del tracciato nella “variante Taormina”; l’aggiornamento del progetto esecutivo includendo le somme per la rimozione del binario unico e un impegno formale di RFI. A corredo, verrebbe manifestata la contrarietà a qualunque progetto di trasporto pubblico locale o metropolitana leggera, preferendo soluzioni frammentate come piste ciclabili e parcheggi.
Il Comitato ricorda di avere sollevato da mesi criticità legate a un’opera realizzata “sul territorio, non per il territorio”, ponendosi due obiettivi: vigilare sull’impatto ambientale e immaginare uno sviluppo futuro condiviso. Da tempo, spiegano le associazioni, sarebbe impossibile accedere ai dati del monitoraggio ambientale dell’Osservatorio, nonostante la normativa sulla trasparenza. Un vuoto che, secondo i rappresentanti, avrebbe dovuto allarmare per primi proprio i sindaci. Ancora più grave, secondo il Comitato, sarebbe l’assenza di una visione politica complessiva: la richiesta di eliminare i vincoli edificatori rischierebbe di aprire la strada a nuova cementificazione e gentrificazione; la rinuncia a una linea di trasporto pubblico stabile condannerebbe invece la Riviera Jonica a una dipendenza totale dall’auto privata, con conseguenze ambientali e sociali difficilmente sostenibili. In questo quadro emergerebbe anche la mancanza di una prospettiva comprensoriale, a fronte di un territorio che costituisce un continuum urbanistico ed economico.
Da qui le domande rivolte agli amministratori: come si sposteranno studenti e cittadini senza auto? Come inciderà l’assenza di mobilità pubblica sul lavoro, sulla salute e sulla vita quotidiana? Quale modello di sviluppo si immagina per una riviera che già oggi subisce spopolamento e crisi economica?
Il Comitato, secondo il quale la vicenda rappresenta la cronaca di un suicidio annunciato, nelle lettera aperta inviata ai sindaci, ad Rfi e, per conoscenza, a Legambiente e Wwf Italia, chiede una progettazione condivisa, rispettosa delle direttive territoriali e paesaggistiche, che escluda nuovo consumo di suolo e tenga conto del dovere etico verso le generazioni future. “Le scelte di oggi – avvertono – segneranno irreversibilmente il domani: gli amministratori non possono sottrarsi alla responsabilità di rispondere al nostro appello”.








