Ponte, per la Corte dei Conti la gara è da rifare. Governo ad un bivio, l’opera avvolta dalle incertezze
I rilievi della Magistratura Contabile riguardano il contratto tra Mit e Società Stretto di Messina. Procedure non sarebbero in linea con regole vigenti in Europa
I proclami del Ministro dei Trasporti Matteo Salvini si scontrano con la realtà. Sempre più difficile fornire una data di avvio dei cantieri del ponte sullo Stretto di Messina. Riecheggiano le “difese d’ufficio” del leader siciliano della Lega Nino Germanà e dell’amministratore della società Stretto di Messina Pietro Ciucci: “Il ponte si farà, tutto normale rispetto ad un’opera così complessa”. Ma la Corte dei Conti ha chiarito all’Italia intera che il Governo ha sbagliato le procedure che avrebbero dovuto portare all’avvio dei lavori.
Tra i punti principalmente contestati:
Il Governo avrebbe dovuto bandire una nuova gara per l’affidamento dei lavori alla luce delle prospettive che prevedono la realizzazione dell’opera interamente con risorse pubbliche. Quando, nel 2005, vennero assegnati i lavori alla “Eurolink” (poi “assorbita” dalla Webuild), ci si basava su una importante partecipazione economica dei privati (mai registrata)
Rispetto alla vecchia gara del 2005, che aveva premiato Eurolink – rilevano ancora i magistrati contabili – non c’è alcuna garanzia che i costi non aumenteranno di oltre il 50%. Anche per questo, come previsto dalla norme europee, non si poteva “recuperare” un contratto di quasi 20 anni prima. L’aver “saltato” la gara, inoltre, ha tagliato fuori eventuali imprese potenzialmente interessate.
Adesso il Governo Meloni è ad un bivio. Bisognerà decidere come procedere. Il Ministro Salvini aveva dichiarato pochi giorni fa che rifare la gara d’appalto equivarrebbe a rinunciare a realizzare il ponte. Ma quali sono le alternative?
Intanto i soldi destinati al ponte per l’annualità 2026 sono stati “spostati” al 2033 per non lasciare “ferme” risorse che servono per far funzionare altri settori della vita pubblica nel contesto della legge di bilancio. Cinque Stelle, Pd e Avs hanno parlato esplicitamente di “definanziamento” del ponte. Definizione contestata da Pietro Ciucci. Di fatto però il Governo si è “incartato” con le sue stesse mani. Che le procedure per l’assegnazione dei lavori fossero quantomeno dubbie lo avevano capito in tanti. Per Salvini quei tanti erano il popolo dei “no a tutto”. Adesso il leader della Lega dovrà comunicare come intende procedere. E la storia infinita continua…








