4 Novembre 2025Fortunato MarinoPrimopiano

Ponte, bocciatura della Corte dei Conti ma il progetto va avanti: i No Ponte in piazza

l ponte sullo Stretto di Messina continua a far discutere. E, nonostante la bocciatura della Corte dei Conti della delibera Cipess che avrebbe dovuto dare il via libera al progetto definitivo, la macchina politico-amministrativa non si ferma. Anzi, rilancia. L’apertura dei cantieri, inizialmente prevista per il 2025, è stata rinviata a febbraio 2026, in quello che i movimenti del territorio definiscono «l’ennesimo rinvio di una storia infinita».

Secondo gli attivisti, invece di prendere atto dello stop e rivedere le priorità, la governance politica e tecnocratica del progetto — dal governo Meloni alla Stretto di Messina S.p.A., fino al colosso Webuild — «prosegue indisturbata, perpetuando un meccanismo di appropriazione di risorse pubbliche e di sottrazione del futuro dei territori».

Nel mirino finiscono anche le posizioni di chi, a livello locale, sostiene o non ostacola apertamente il progetto, come il sindaco Federico Basile e il leader politico Cateno De Luca, accusati di “equilibrismo pilatesco” e di accontentarsi delle “briciole” che cadono «dal grande banchetto del ponte».

Gli attivisti denunciano che i 13,5 miliardi di euro destinati all’opera «potrebbero invece essere impiegati subito per scuole, ospedali, sicurezza sismica, infrastrutture sostenibili e risanamento idrogeologico». Il ponte, sostengono, «è già crollato su se stesso», ridotto a una promessa infinita utile solo a mantenere in vita un flusso di finanziamenti e incarichi.

«Il vero obiettivo – si legge nel comunicato – non è costruire il ponte, ma tenere in piedi all’infinito il processo che dovrebbe portare alla sua costruzione. Con la minaccia di cantieri devastanti per il territorio, destinati a diventare una perenne incompiuta».

La critica si allarga, poi, a una visione più ampia: quella delle grandi opere calate dall’alto, considerate devastanti per i territori e funzionali a logiche di profitto. Una logica che, secondo i movimenti, si intreccia con quella dell’economia di guerra. «Non è un caso – scrivono – che, mentre a Gaza è ancora in corso un genocidio, già si parli di un business della ricostruzione da oltre 80 miliardi di euro. E tra le aziende pronte a intervenire c’è anche Webuild, la stessa del ponte sullo Stretto».

Da qui, l’appello a una nuova mobilitazione popolare. Il 29 novembre, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, il movimento No Ponte scenderà di nuovo in piazza. La protesta, spiegano, unirà la battaglia contro l’opera e contro la “finanziaria di guerra” che «destina miliardi al riarmo tagliando servizi e diritti».

«Tocca a noi chiudere la partita del ponte – concludono gli attivisti –. Solo la mobilitazione delle persone che abitano lo Stretto potrà fermarlo, insieme a chi difende i diritti fondamentali e il futuro dei territori. Vogliamo che i miliardi oggi destinati alla devastazione vengano investiti in vita, lavoro, salute e diritti. Per lo Stretto, per l’Italia, per la Palestina libera».

Fortunato Marino
Fortunato Marino
Seguiamo quotidianamente la cronaca e le notizie locali del territorio messinese, raccontando fatti, eventi e segnalazioni con attenzione alla realtà del territorio e alle storie della comunità.
Crollo a Pistunina, recuperato un terzo corpo

Crollo a Pistunina, recuperato un terzo corpo

Il cadavere si trovava nella parte più profonda dell’edificio. Sale a tre il bilancio ufficiale delle vittime del crollo della palazzina nel quartiere Pistunina.…
Primopiano·Redazione·1 Agosto 2026