16 Ottobre 2025RedazionePrimopiano

L’omicidio di Caterina Pappalardo: la figlia in aula accusa il fratello

Nessuna reazione in aula alle parole della sorella. Così Giosuè Fogliani ha seguito la seconda udienza del processo in cui è imputato per l’omicidio della madre, Caterina Pappalardo. Il processo, in corso presso la Corte d’Assise, sta portando alla luce un contesto familiare difficile, segnato da anni di tensioni, minacce e segnalazioni rimaste inascoltate.

Durante l’udienza, davanti al giudice Mariaeugenia Grimaldi, ha testimoniato Sara, sorella ventiseienne dell’imputato. Assistita dall’avvocato Caterina Peditto, Sara si è costituita parte civile nel processo.

Nel corso dell’audizione, la giovane ha risposto alle domande del pubblico ministero Massimo Trifilò e dell’avvocato Antonello Scordo, difensore di Fogliani. Le sue parole hanno tracciato un quadro inquietante delle dinamiche familiari. Ha raccontato delle minacce, delle violenze e dei comportamenti aggressivi del fratello, che già un anno prima dell’omicidio erano stati denunciati dalla madre. In quell’occasione, Pappalardo aveva espresso la speranza che il figlio potesse ricevere cure psichiatriche urgenti.

Non solo: Sara ha riferito di avere paura per la propria vita. Secondo quanto dichiarato in aula, teme che il fratello possa prendersela anche con lei. Una paura che risale almeno a febbraio 2024, quando accompagnò la madre a sporgere denuncia. In quell’occasione parlò con la polizia delle ossessioni e paranoie che caratterizzavano il comportamento di Giosuè. La giovane ha raccontato anche di essere stata a sua volta vittima di maltrattamenti, affermando di essersi salvata “solo perché quella mattina non ero nell’appartamento di via Cesare Battisti”.

Le sue parole hanno avuto un forte impatto emotivo sull’aula e rafforzano l’accusa che pende su Fogliani, che oltre all’omicidio è imputato anche per maltrattamenti pregressi. Un quadro che conferma come la tragedia si sarebbe potuta evitare: Caterina Pappalardo aveva più volte chiesto aiuto, rivolgendosi anche a centri antiviolenza, e l’Asp aveva disposto una valutazione psichiatrica sul figlio.

Durante il processo, anche i vicini di casa hanno confermato il clima teso che si respirava nell’abitazione. Alla base delle frequenti liti ci sarebbero state motivazioni economiche. Disoccupato da tempo, Fogliani viveva da solo grazie al sostegno economico della madre, che a sua volta poteva contare solo sulla pensione di reversibilità del marito defunto.

Una tragedia familiare che ha lasciato ferite profonde e solleva interrogativi su ciò che poteva essere fatto per evitarla. Mentre il processo va avanti, resta il dramma di una figlia che oggi, davanti ai giudici, ha dato voce alla propria paura e al bisogno di giustizia.

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