23 Ottobre 2025Eduardo AbramoAttualità e Politica

FOTO| Largo Avignone, i resti dell’edificio settecentesco abbandonati. Aspettando il grattacielo…

Dalle polemiche di Vittorio Sgarbi per la demolizione della facciata settecentesca al silenzio. La storia del quartiere di Sant’Annibala cancellata per fare spazio ad un ambizioso progetto che però, ad oggi, è rimasto sulla carta.

MESSINA. Un edificio settecentesco abbattuto per fare spazio alla costruzione di un grattacielo. Le polemiche, risalenti al 2018, ormai si sono spente. Ma il cantiere per la realizzazione del nuovo moderno edificio, il più alto mai progettato a Messina, non è mai stato avviato ed a terra rimane abbandonato quel che resta della palazzina antica. La storia per il momento è ridotta ad un “mucchio” di pietre lavorate, quelle che decoravano la facciata di quel complesso abitativo di Largo Avignone. L’idea progettuale è quella di recuperarle per ricomporle nella parte bassa del grattacielo e ricordare così il passato di quel quartiere che vide Sant’Annibale Maria di Francia operare per aiutare i poveri e gli emarginati della Messina post terremoto 1908.

Nell’area di cantiere del grattacielo i decori accatastati e abbandonati dell’edificio settecentesco

DALLE POLEMICHE DI VITTORIO SGARBI AL SILENZIO

Il rudere dell’edificio settecentesco venne abbattuto nel gennaio 2018 senza preavvisi per fare spazio al progetto del grattacielo. Immediata la reazione dell’architetto storico Nino Principato ex funzionario comunale «Io l’avevo vincolato nel Piano Regolatore vigente come A1 – dichiarò – cioè edificio di interesse storico documentario dove erano consentite solo la manutenzione ordinaria, straordinaria, ristrutturazione, consolidamento statico e restauro e risanamento conservativo». Troppo tardi. La polemica arrivò a Palermo. L’assessore beni culturali della Sicilia era allora Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte, come prima reazione, si scagliò contro il soprintendete ai beni culturali Orazio Micali dandogli del “folle”. Ma, dopo un sopralluogo a Messina in largo Avignone – una parte del vecchio edificio era ancora in piedi – Sgarbi si scusò col funzionario regionale. “Le carte parlano chiaro, l’edificio si poteva abbattere. Il grattacielo di 10 piani qui si può costruire”. E fu così che la polemica rientrò. Il grattacielo (studio di progettazione La Spina) inizialmente previsto di 21 piani, divenne più basso. Ma solo nelle dichiarazioni. Poi il silenzio.

Il cartello in Largo Avignone con la rappresentazione del grattacielo. Alla base la ricostruzione dell’antica facciata

UNA PAGINA DI STORIA STRAPPATA, MA MANCA ANCORA QUELLA NUOVA

Chi passa attualmente dalla via Cesare Battisti, in prossimità con l’incrocio con via Aurelio Saffi, vede un cartello scolorito che ritrae il grattacielo che presenta alla base la ricostruzione della facciata dell’edificio settecentesco abbattuto. Oltre la recinzione di cantiere c’è però solo una zona abbandonata, da anni. Le antiche pietre che facevano parte della facciata solo ammucchiate al centro del “deserto” e la vegetazione inizia a fare da cornice a quei materiali che sono letteralmente pezzi della storia di Messina. Nonostante i lavori non siano mai stati avviati però l’iter per la costruzione del grattacielo non si è fermato. Le ultime notizie riguardano infatti l’elaborazione di una variante strutturale ed un dialogo aperto con il Genio Civile di Messina. Richieste nuove e più approfondite indagini geologiche relative all’area. Mentre le autorizzazioni amministrative sono in regola. La città rimane in attesa di risposte certe sul futuro di quell’area. Per il momento, una delle poche testimonianze architettoniche della città preterremoto è stata cancellata per sostituirla con un cantiere chiuso ed un cartello.

Eduardo Abramo
Eduardo Abramo
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