La Corte dei Conti stoppa il terzo atto aggiuntivo sulla convenzione del Ponte sullo Stretto
La Corte dei Conti blocca un passaggio chiave nell’iter amministrativo del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La magistratura contabile ha infatti annunciato di non aver ammesso al visto – e dunque alla successiva registrazione – il terzo atto aggiuntivo alla convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e la società Stretto di Messina, concessionaria incaricata della realizzazione dell’opera.
Il provvedimento, riferisce la stessa Corte in una nota ufficiale, riguarda il decreto del 1° agosto 2025, n. 190, emanato dal Mit di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il decreto era stato adottato in applicazione del decreto-legge 31 marzo 2023 n. 35 – convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2023 n. 58 – contenente le “Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria”.
Motivazioni attese entro 30 giorni
La Sezione centrale di controllo di legittimità ha assunto la decisione al termine della Camera di consiglio seguita all’adunanza del 17 novembre 2025. Le motivate ragioni del diniego, si precisa, sono ancora in corso di stesura e saranno rese note entro trenta giorni tramite apposita deliberazione.
Il terzo atto aggiuntivo avrebbe aggiornato e regolato i rapporti tra l’amministrazione concedente – il Mit – e la società Stretto di Messina, ridefinendo compiti, obblighi e modalità operative della concessione in vista dell’avvio della fase esecutiva del progetto.
Un nuovo stop dopo il no al visto sulla delibera Cipess
Il documento respinto risulta strettamente legato alla delibera del Cipess dello scorso agosto, relativa all’assegnazione delle risorse e all’approvazione del progetto esecutivo del Ponte. Anche quella delibera era incorsa, a fine ottobre, in un diniego del visto di legittimità da parte della Corte dei Conti, che aveva richiesto chiarimenti e approfondimenti sulle coperture finanziarie e sulla coerenza dell’iter amministrativo seguito.
Il nuovo stop rappresenta dunque un ulteriore rallentamento per un’opera che, dopo il riavvio del 2023, aveva imboccato un percorso accelerato verso l’apertura dei cantieri. L’attesa per la pubblicazione della motivazione della Corte sarà decisiva per comprendere la portata del blocco e gli eventuali correttivi che il governo dovrà adottare per superare le criticità rilevate.








