Il paradosso: la Sicilia cerca medici all’estero e nelle Università c’è il “numero chiuso” per formare i dottori del futuro
In Sicilia ci sono pochi medici rispetto alle esigenze del vasto territorio della Regione. Per essere più precisi, sono pochi – sempre meno – quelli che operano nella sanità pubblica. Molti professionisti hanno infatti convenienza a scegliere il privato anche perché le retribuzioni sono più alte.
In Sicilia c’è un’emergenza sanità riconosciuta dal Governo del presidente Renato Schifani, tanto che si è reso necessario un bando per reclutare medici stranieri da far lavorare nelle strutture pubbliche della Regione. Solo l’Asp di Messina, per fare un esempio, ha bisogno di 169 unità. Negli ospedali mancano decine di specialisti. Papardo e Policlinico hanno piante organiche ridotte ai minimi termini.
Il problema alimenta il dibattito politico all’Assemblea Regionale Siciliana. Il capogruppo Antonio De Luca evidenzia come nella bozza di finanziaria arrivata in Aula non fosse previsto un solo euro per incentivare i medici ad operare nella sanità pubblica. Il presidente Schifani sta attuando ora correttivi. Il movimento 5 stelle ha intanto presentato un emendamento per offrire ai medici 20mila euro annui di incentivi per evitare la fuga verso il privato.
E mentre il dibattito a Palermo rimane acceso occorre però sottolineare che la questione non è solo economica. La verità è che tanti giovani che vorrebbero diventare medici rimangono fuori dalle Università, compresa quella di Messina, perché gli accessi sono a numero chiuso. E così mentre mancano professionisti, non si provvede a formarne di nuovi in numero sufficiente. Il gap così non si potrò mai colmare. Si mortificano così le ambizioni dei giovani, si penalizza l’utenza, si spendono risorse economiche per incentivare chi magari non ha bisogno di più soldi, ma di turni regolari, con colleghi a cui dare il cambio, per rendere al meglio. Nel 2023 la sanità Siciliana non investe sul futuro e rimane allo sbando.








