16 Giugno 2025Francesco PellegrinoSport

Il calcio messinese tra molte strade e nessuna certezza: il futuro è un’incognita

Giorni di silenzio, voci incontrollate ed un futuro sospeso: la piazza calcistica peloritana vive un momento di profonda apprensione, stretta in una forte morsa di dubbi.

Destino che resta appeso a un filo, in attesa di chiarezza e decisioni che tardano ad arrivare e che fanno battere il cuore dei tifosi al ritmo di due enormi punti interrogativi, che si stagliano sull’orizzonte senza offrire risposte: da dove ripartirà il Messina? E chi si farà garante del rilancio?

Sul tavolo diversi possibili scenari, fra ipotesi di difficile realizzazione e movimenti alternativi.

Capitolo ACR Messina.

La società detenuta all’80% dai lussemburgo-americani della fantomatica AAD Invest ed al 20% da Pietro Sciotto è riuscita, per tramite dei legali Gianpiero Picciolo e Giuseppe Cicciari, a scongiurare momentaneamente la liquidazione giudiziale richiesta d’ufficio dalla Procura della Repubblica.

Al club giallorosso, difatti, è stata accordata la possibilità di ricorrere alla strategia difensiva costituita dalla “composizione negoziata della crisi”: uno strumento introdotto all’interno del Codice d’Impresa nello scorso 2021 e che consentirebbe ai soci di stilare un piano di ristrutturazione del debito contratto con il Fisco (da presentare entro 60 giorni). Un percorso controllato, mirato tanto a scongiurare il fallimento dell’attività quanto a garantirne – nell’impegno di risanamento delle passività – la continuità ai fini aziendali e sportivi: una decisione che impossibilita temporaneamente il sindaco Federico Basile a proseguire sulla strada della redazione di un bando visto che la prospettiva di un’assegnazione in sovrannumero di un titolo d’Eccellenza diventa, al momento, irrealizzabile.

Ad essere compresa nel sopraccitato programma di riassestamento è altresì l’iscrizione della medesima matricola al prossimo campionato di Serie D, nonostante il pesante -14 inflitto dal Tribunale Federale Nazionale per il ritardo accumulato nei precedenti pagamenti. Strada che rimane concretamente aperta, in attesa della nuova sentenza del TFN che porrà il focus sull’inadempienza registratasi lo scorso 6 di giugno.

Alle incombenti (e, potenzialmente, fatali) scure della Co.Vi.So.C. e della Giustizia Sportiva si aggiunge un quadro economico alquanto critico, con la società che – al fine di depositare regolarmente la richiesta di partecipazione al prossimo campionato di quarta serie entro il termine perentorio del prossimo 10 luglio – si troverà costretta a far fronte all’integrale saldo del debito sportivo contratto negli ultimi mesi, con particolare riferimento alla copertura del monte stipendi (con relativi contributi INPS e ritenute IRPEF) dal mese di febbraio a quello di maggio. Una somma non banale, a cui dovranno essere aggiunte le meno proibitive spese riguardanti la tassa d’iscrizione (da 21.500€ circa) e la fideiussione (da 31.000€), per un totale che – complessivamente – gravita attorno al milione di euro.

In questo scenario opaco e gravemente compromesso, tra pressioni giudiziarie e zavorre finanziarie, il futuro dell’ACR Messina si regge su un equilibrio precario, appeso alla “volontà” — tutta da dimostrare — di una proprietà rimasta finora più evanescente che presente e cui reputazione risulta ormai irrimediabilmente compromessa agli occhi di appassionati, città ed istituzioni.

Da Sant’Agata a Messina…

Dalla trattazione del complesso tema del dead-man walking ACR Messina si passa all’illustrazione di alcuni movimenti alternativi registratisi nelle ultime ore. Uno di questi tocca direttamente il Città di Sant’Agata del presidente Maximiliano Sosa che, negli scorsi giorni, ha manifestato repentina apertura allo spostamento del titolo sportivo biancoazzurro nella città dello Stretto. Il club santagatese, secondo una prima stima ufficiosa, potrebbe ambire al ripescaggio in Serie D in quanto godente della priorità che scaturisce dalla retrocessione tramite play-out maturata sul campo.

Ad un primo atto formale, tenutosi giovedì scorso presso lo studio notarile di Silverio Magno e Mariagrazia Minutoli, hanno fatto seguito i primi rumors circa la nuova denominazione (“Messina 1947” sembra la più accreditata ma, secondo quanto filtra, potrebbe essere oggetto di nuove valutazioni) e le date dei prossimi passaggi burocratici: l’ufficiale ratifica della trasformazione è prevista nelle prossime due settimane, ma sarebbero da individuare i reali motivi (oltre a credibilità ed ambizioni) che si celano dietro una mossa che, ad oggi, appare tanto spregiudicata quanto contestata alle latitudini di Militello.

Terza via: la Messana.

A completare il background troviamo la Messana, storica compagine del territorio cittadino reduce da una splendida annata agonistica, culminata nella vittoria del campionato di Promozione (con conseguente ascesa in Eccellenza) nonché della Coppa Italia di categoria.

Il piano principale del collettivo giallorosso, contraddistinto da un nome blasonato e da un’invidiabile solidità societaria, sarebbe quello di proseguire indipendentemente nel proprio quasi sessantennale percorso ma le ultime, ingarbugliate, vicende potrebbero portare gli attuali proprietari a riflettere sulla possibilità di giocare un ruolo fondamentale nel ridisegno di un progetto che possa garantire lungimiranza e stabilità ad una comunità calcistica, come quella di Messina, che da tempo immemore è orfana di ciò.

Tic… Tac…

Ancora nel limbo, ma con una sola certezza: il tempo stringe, e Messina — città dal cuore pallonaro grande ma ferito — non può più permettersi l’ennesima falsa partenza. Serve chiarezza, competenza e, soprattutto, un atto d’amore autentico verso la maglia e la sua gente.

(Foto: pagina Facebook dell’ACR Messina – Francesco Saya; TGMessina.it; SerieD24.com; pagina Facebook dell’USD Messana 1966)

Francesco Pellegrino
Francesco Pellegrino
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