12 Giugno 2025RedazioneSport

Il Barcellona Basket 4.0 dà il benvenuto al nuovo TM Carmelo Rucci

“Il volto dell’architetto Carmelo Rucci da sempre fa parte del mondo cestistico cittadino con la sua goliardia, la sua passione, il suo sincero sentimento verso la pallacanestro barcellonese.

Lui, innamoratosi della palla a spicchi ancora prima di iniziare a camminare e da sempre presente nella storia della pallacanestro cittadina fin dai tempi delle accese sfide tra Liberale e Fiamma. Adesso lo sarà da Team Manager del Barcellona Basket 4.0.

La sua passione scaturisce da una splendida tradizione familiare, come lo stesso Carmelo ci racconta: ‘M’innamoro dei giochi con la palla, non appena messo piede nel cortile dei padri salesiani, in spalla ai miei fratelli più grandi già prima che iniziassi a camminare perché la casa in cui sono nato era ai margini del torrente, in quella porzione di via del Mare che si affacciava all’ingresso dell’oratorio. Dedicando la massima parte delle 24 ore giornaliere ad ogni sorta di sport e divertimento finché, nei fine settimana, altre lunghe, intensissime ore a correre nel cortile del plesso scolastico a San Filippo del Mela, paese d’origine dei miei genitori, e li più palla al cesto che pedate. Nel 1948/1949 tutta la mia famiglia: papà, i suoi fratelli, cognati e amici si uniscono alla famiglia Cocuzza nel fondare la Peppino Cocuzza, persino mamma, da bambina, con indosso un gonnellino d’altri tempi, giocava a basket nello spazio tra le case’.

Il racconto di Carmelo Rucci è lungo, ma l’Ufficio Stampa ha ritenuto di non dover modificare neanche una virgola e di proporlo integralmente agli appassionati come fulgido esempio di amore verso lo sport che ha attraversato epoche, ere cestistiche e calcistiche, volti, amicizie, storie. Ne vale la pena leggerlo poiché trasuda di autentici valori: ‘Ricordo un amico in particolare, tra i tanti di famiglia: Vittorio Stracuzzi, col quale papà era inseparabile. Mentre mio zio Peppino, fratello di mamma, veniva considerato all’epoca tra i migliori cestisti della sua generazione, alto e muscoloso, immagino si facesse spazio più a sportellate che a virtuosismi. E insieme ai numerosi cugini che hanno fatto a spallate in quei campi di pallacanestro, uno in particolare, ha contribuito a che io me ne innamorassi, mio cugino Filippo Del Nostro, che giocò a Reggio nella Viola, nella pallacanestro Messina (in seconda serie nazionale). Stracuzzi allora a Varese, riuscì a tesserarlo alla prestigiosa Ignis, ma un prematuro, seppur felice matrimonio, lo deviò verso un posto di lavoro sicuro, pensate 1 metro e 85 eppure si faceva valere da pivot (di sicuro ne aveva preso da zio in quanto a buone maniere in campana). 

L’estate, puntualmente, la trascorrevo a Messina in casa loro, e seguendone le gesta m’innamorai della palla a spicchi. Quanto a me, più capace a tirar pedate, emulo di Sivori, scelsi di praticare il calcio, ma non mancavo mai ad ogni occasione di pallacanestro e, in particolare, quello giocato a San Filippo: la Peppino Cocuzza in cui militavano i miei cugini e quello barcellonese tra i cui pionieri ricordo anche Nando Filiti, Edo Capizzi, Walter Puglia. E qui ci sarebbe da fare un lungo elenco di nomi, ma mi soffermo su Walter che, supportato dal prof. Pettineo & co., diede avvio a quello cavalcata che oggi porta un nome blasonato nel basket nazionale… Ed a poco a poco fu la volta del dott. Nando, insieme ai tanti amici, ma soprattutto, forse più di tutti poiché fu il primo a crederci davvero, arrivò Edo Capizzi: un uomo di sana passione, viscerale, intelligente, lungimirante’.

Quindi il racconto sia più intenso ripensando alla storia più recente fatta di campionati di Serie A2 e tanta passione: ‘Arrivò bambino da Caltanissetta insieme ai genitori, dimostrando immediato carisma e intraprendenza… Con lui arrivammo, a un passo dalla Serie A, o meglio, a un canestro. Nel corso di quegli anni fondiamo i Sottosopra, (io ne ero il presidente, di sicuro perché ero già tra i più vecchi), associazione a supporto vanto e orgoglio della comunità, nonché ispirazione per tutte le tifoserie nazionali: dico tutte e non scherzo affatto. Noti in tutta la penisola per le bizzarre incursioni fino alla cessione a Messina.

Barcellona tuttavia, non si smarrisce e, insieme a un gruppo assai numeroso di amici, si riparte dalla C2.  Prima in sodalizio con la Cocuzza e dopo col Milazzo (dove mi sperimento da team manager o da dirigente generico, ricredendomi immediatamente giacché più capace sulle gradinate: tutta la vita meglio Sottosopra). E a ogni caduta, la Barcellona del basket era sempre pronta a rialzarsi. Il meglio viene con Bonina, la passione gli viene strada facendo (quante settimane a corteggiarlo col buon Alduccio Costantino). E con lui alla guida della società Barcellona affascina l’intero Pianeta Basket nazionale.

Tramontata la gestione Bonina, la fortuna ci consegna il più garbato tra tutti i presidenti, Ele Genovese, rimasto nel cuore di ognuno per le impareggiabili belle maniere, lo stile, il garbo… L’educazione e mille altre impareggiabili peculiarità’.

Quindi l’ultima emozionante nota: ‘Cos’è il basket per me? Forse più uno sport tra i tanti che mi sarebbe piaciuto praticare oltre al calcio, di sicuro però posso affermare con assoluta convinzione che non esiste nessun’altra pratica sportiva che riesca a consegnare agli appassionati le stesse, innumerevoli, variabili emotive com’è palpabile nel corso di ogni singolo incontro di pallacanestro’.”.

(Foto: MessinaSportiva.it; pagina Facebook del Barcellona Basket 4.0)

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