I siciliani si curano nell’isola. Stop ai viaggi fuori regione. La nostra sanità è migliorata?
Mentre da giorni denunciamo le gravi carenze della strutture sanitarie che operano nella Città Metropolitana di Messina, tra le tante quelle che riguardano l’ospedale San Vincenzo di Taormina, il governo regionale ci racconta un’altra storia: quella di una sanità efficiente ed in grado di curare i cittadini nel territorio dell’isola. Così – fanno sapere da Palermo – è diminuito in modo consistente il numero dei siciliani che, negli ultimi due anni, si è rivolto a strutture sanitarie fuori regione per ricevere prestazioni di ogni livello. Lo rivela l’Analisi della mobilità passiva ospedaliera 2021, realizzata da Kpmg e presentata dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.
Lo studio, mettendo a confronto principalmente l’ultimo periodo pre-pandemico (2019) e il 2021 – non tenendo conto del “fermo” del 2020 – ha evidenziato che i cittadini residenti nelle nove province siciliane hanno preferito rimanere nel proprio territorio. Non solo per i trattamenti più semplici ma, in controtendenza con il passato, anche per ricevere cure di alta complessità. Anche nella provincia di Messina è diminuito il numero dei residenti che, negli ultimi due anni, si è rivolto a strutture sanitarie fuori regione per ricoveri ospedalieri, per una spesa relativa scesa da 31,6 milioni di euro del 2019 ai circa 24,5 milioni del 2021. Un dato in linea col trend regionale rivelato dall’Analisi.
Secondo lo studio, infatti, l’82% dei ricoveri di residenti nel Messinese sono stati eseguiti da strutture pubbliche (63%) e private (19%) del territorio. Soltanto l’8% invece, ha preferito spostarsi verso altre regioni: si tratta di 5.320 ricoveri, tra cui 5.024 per patologie “acute”, 272 per “riabilitazione” e 24 per “lungodegenza”.
In riferimento alle altre otto province siciliane, Messina rimane tra quelle in cui si ricorre meno alla mobilità extra-regione. La mobilità all’interno della Sicilia, invece, è pari al 10% dei ricoveri complessivi del 2021, tra strutture pubbliche (4%) e private (6%) di altre province. Ci permettiamo, tuttavia, di mettere in evidenza come comunque il periodo preso in esame sia stato fortemente condizionato dalle limitazioni per la gestione dell’emergenza Covid-19. Insomma far credere che la sanità siciliana sia migliorata, solo perchè i cittadini non si sono recati in strutture fuori dall’isola, e molti non lo avranno fatto probabilmente a causa delle problematiche ben note, sa tanto di campagna elettorale.







