I messaggi di mister Modica
L’immediato post-partita della vittoria di domenica contro il Monterosi ha visto l’accendersi di lunghi dibattiti in seguito alle parole pronunciate in sala stampa da Giacomo Modica, mister (ed ex calciatore della formazione peloritana) ritornato quest’anno sulla panchina giallorossa sei anni dopo la sua prima esperienza.
Un’avventura, quella della stagione 2017/2018, che sembrava fosse destinata a proseguire, specialmente in seguito al dignitoso sesto posto ottenuto in quella circostanza: Modica aveva posto delle ottime basi tattiche su cui lavorare, alle quali serviva l’aggiunta di una serie di calciatori di qualità al fine di puntellarne le carenze. Eppure qualcosa si ruppe, e le crepe vennero fuori durante una conferenza stampa conclusiva nella quale il tecnico di Mazara del Vallo denunciava la mancanza di un progetto (specialmente in relazione alle vicissitudini di mercato) e di una programmazione degna della città. Un addio conflittuale, che sembrava aver definitivamente messo la parola “fine” nella storia fra Modica e il Messina.
Agli albòri del nuovo anno è però arrivata la “riappacificazione”: a Modica è stato affidato il compito di risollevare le ambizioni giallorosse, con l’obiettivo di disputare un campionato di consolidamento, relativamente tranquillo. Una stagione che ha vissuto di momenti difficili e di caos, ma che nei mesi iniziali del nuovo anno sembra essersi stabilizzata e che tutt’ora procede verso le coste di una significativa salvezza. Ma il mister peloritano, in mixed-zone, ha voluto lanciare degli importanti messaggi su tre fronti: ai calciatori (per i quali ha dimostrato tutto il suo orgoglio per l’impegno profuso nonostante le difficili condizioni di quest’anno), all’amministrazione comunale (alla quale sono legate problematiche inerenti alla mancanza di un campo di allenamento idoneo e, nell’ultimo periodo, alla paradossale vicenda della “caldaia”) e alla società.
Le parole del tecnico sono pesanti, sentenzioso è il suo sguardo mentre le pronuncia. Dichiarazioni quasi da commiato da parte di un uomo che ha vissuto tre Messina e che, sconsolato, si appresta a preparare l’importante rush finale di una stagione da concludere a testa alta. Le tempistiche non sono certamente delle migliori (specialmente nel contesto di questa delicata settimana antecedente ad un importantissimo Derby), ma sicuramente è meglio proclamare in un contesto di relativa tranquillità come quella di domenica scorsa piuttosto che attendere l’incerto esito della prossima gara o, ancora peggio, glissare su alcuni scomodi aspetti come fatto da molti suoi predecessori.
Una conferenza che ha suscitato scalpore per la franchezza dello sfogo del mister siciliano, al quale va dato atto della grande resilienza che ha mostrato nel corso di quest’annata complicata, in cui ha dovuto subìre in prima persona la poca vicinanza di una parte di tifoseria che lo ha lasciato solo nel momento più difficile (salvo poi riavvicinarsi in virtù del filotto positivo dei risultati), che ha tastato con mano le difficoltà organizzative della gestione politico-calcistica locale e che ha dovuto tollerare l’atto di una società che, relativamente alla questione degli impianti sportivi, ha preso le distanze dalle sue stesse parole.
Di certo Modica non è totalmente esente da colpe circa la poco convincente gestione tecnica che sul finire del 2023 ha portato il Messina ad un passo dall’ultimo posto, ma è giusto rendere merito ad uno di coloro che, da un quindicennio a questa parte, senza paura, ha deciso di metterci la faccia e di porre sotto la lente d’ingrandimento tutte le note problematiche e le difficoltà che dall’esterno non sempre sono ravvisabili, ma che segnano decisivamente nel lavoro quotidiano di chi opera.
Modica non è altro che uno dei tanti divulgatori del comune pensiero che “a Messina non ci sono le condizioni per poter fare calcio”, teoria che porta con sé quella sempre presente scia di indignazione tipica di chi pensa che “far calcio” sia roba per tutti. Ma la realtà dei fatti degli ultimi quindici anni dà effettivamente ragione al tecnico, le cui parole risultano scomode ma coerenti in relazione alle precedenti esperienze. Per ritornare a lottare ad alti livelli non è sufficiente una buona gestione societaria (a tal proposito, i sette anni di quella attuale sono solo una parentesi di ciò che la Messina calcistica ha dovuto vivere nella passata decade, con presidenze affidate a soggetti che hanno messo i propri interessi al di sopra di quelli della collettività, approfittandosi del blasone della piazza), bensì un lavoro in sinergia con un’amministrazione mostratasi, fino ad oggi, poco interessata e in continuo contrasto con una realtà sportiva influente nella cultura di massa.
Il ruolo che Modica ha svolto nel corso di questi mesi è stato importante poiché non si è limitato solo al far apprendere ai calciatori i propri dettàmi di gioco, ma ha dovuto anche fungere da collante fra le tre parti a cui egli stesso si è rivolto in conferenza. La parola “programmazione” viene spogliata dal proprio senso originario se, aprioristicamente, nessuno dimostra l’interesse di mettere in pratica un progetto che possa restituire a Messina una dignità calcistica.
Esiste una soluzione a ciò? Ad oggi non esiste una risposta certa. Ciò che sicuramente serve è un esame di coscienza che deve andare a toccare tutti gli ambìti della vita sportiva della città, passando anche per un ambiente che ha spesso dimostrato di ragionare esclusivamente per partito preso e mai per effettiva oggettività dei fatti, e che si è sempre accontentata di cercare un capro espiatorio piuttosto che analizzare le profonde radici di un questione che dura da troppo tempo, e che non si limita semplicemente alle carenze delle varie gestioni societarie.
Prendendo in prestito le parole di Modica, “occorre tornare indietro”: solo così si può risalire dal fondo e pensare di poter costruire l’avvenire. Non è certamente la soluzione definitiva, ma sarebbe già un primo passo.







