Forti d’Autunno, Messina riscopre i suoi baluardi tra storia, biodiversità e paesaggio
Ci sono luoghi di Messina nei quali la storia della città sembra affiorare direttamente dalla montagna e dal paesaggio. Sono i forti che, disseminati sulle alture e lungo lo Stretto, raccontano una Messina diversa da quella dei palazzi, delle strade e del fronte a mare: una città fortificata, strategica, costruita e modellata nei secoli anche in funzione della sua posizione geografica, naturale cerniera tra il Mediterraneo e il continente.
Il sistema dei Forti dello Stretto costituisce, ancora oggi, una delle testimonianze più significative della storia militare e architettonica messinese. Strutture spesso immerse nella vegetazione, raggiungibili attraverso percorsi che attraversano colline e aree rurali, i forti sono al tempo stesso documenti di pietra e punti di osservazione privilegiati sul territorio. La loro importanza non si esaurisce dunque nell’architettura difensiva: intorno alle mura, ai bastioni e agli spazi che un tempo avevano una precisa funzione strategica si è conservato un patrimonio paesaggistico e naturalistico che contribuisce a definire l’identità delle colline messinesi.
È proprio dall’intreccio fra patrimonio storico, ambiente e comunità che prende forma la terza edizione di Forti d’Autunno, la rassegna che nel 2026 tornerà ad aprire alla cittadinanza alcuni dei luoghi più interessanti del sistema fortificato messinese. L’iniziativa è stata ammessa a finanziamento dalla Regione Siciliana, nell’ambito del bando dell’Assessorato all’Ambiente, per un importo di 10 mila euro.
Il progetto, intitolato “Paesaggio, biodiversità e cultura ambientale nei Forti Umbertini dello Stretto”, accompagnerà la manifestazione in due domeniche di ottobre, il 18 e il 25 ottobre 2026, con un programma pensato non soltanto per riportare i messinesi nei forti, ma per suggerire una chiave di lettura più ampia di questi luoghi.
Il forte, infatti, non viene proposto come semplice monumento da visitare. L’obiettivo è metterlo in relazione con ciò che lo circonda: il paesaggio, la vegetazione, la biodiversità, le attività umane e le produzioni del territorio. Un modo per osservare il patrimonio fortificato non come una realtà isolata, ma come parte di un sistema nel quale natura e storia convivono.
Sono cinque i siti coinvolti nell’edizione di quest’anno. Il programma interessa Forte Puntal Ferraro, Forti Cavalli, San Jachiddu, Petrazza e i complessi dei Centri e Serra La Croce, proponendo per ciascuno occasioni di conoscenza e partecipazione.
Le giornate saranno scandite da visite guidate di carattere ambientale, naturalistico e storico, pensate per raccontare tanto le strutture quanto il paesaggio nel quale sono inserite. A queste si aggiungeranno laboratori di educazione ambientale sui temi della biodiversità e della sostenibilità, oltre a incontri divulgativi, conferenze, mostre e letture. Una parte della manifestazione sarà dedicata anche alle produzioni sostenibili. Il programma prevede infatti un mercato della biodiversità e momenti di degustazione, con l’intenzione di raccontare il rapporto fra risorse naturali, produzioni locali e identità del territorio. Anche in questo caso il filo conduttore è il tentativo di allargare lo sguardo: dalla fortificazione al territorio, dalla storia alla contemporaneità, dal monumento alla comunità che vive intorno ad esso.
Dietro la manifestazione c’è un lavoro amministrativo e progettuale che ha consentito al Comune di intercettare le risorse regionali. Il finanziamento, infatti, è il risultato della partecipazione al bando regionale e dell’attività di progettazione condotta dall’amministrazione comunale e dal Servizio Politiche Europee – Pianificazione e Programmazione Strategica. Una parte importante della partita, dunque, si gioca lontano dai percorsi e dalle mura dei forti: nella capacità di individuare opportunità di finanziamento compatibili con le caratteristiche del territorio e trasformarle in iniziative concrete.
Ma il valore di Forti d’Autunno sta soprattutto nella possibilità di riportare attenzione su un patrimonio che, per molti messinesi, rimane ancora parzialmente da conoscere. I forti appartengono infatti alla memoria della città, ma non sempre alla sua quotidianità. Alcuni sono lontani dai tradizionali itinerari turistici e culturali e proprio per questo possono rappresentare una diversa porta d’accesso alla conoscenza di Messina. Raggiungerli significa spesso lasciare per un momento la città più conosciuta e attraversare un’altra Messina: quella delle colline, dei sentieri, dei boschi e delle terrazze naturali affacciate sullo Stretto. C’è poi una dimensione stagionale che rende particolarmente significativa la scelta dell’autunno, stagione di transizione, nella quale il clima consente ancora di vivere gli spazi aperti e le colline, mentre il paesaggio comincia lentamente a cambiare.








