2 Gennaio 2026 • Eduardo Abramo • Attualità e Politica

Emergenza Tir, Visicaro: “Un quarto di secolo sprecato. Perchè non si apre un’inchiesta sui lavori a Tremestieri?

Il leader storico del movimento “anti-tir” Saro Viscaro interviene sui clamorosi ritardi nella gestione di un’emergenza riconosciuta dal Governo nel 2001. “Tanti anni trascorsi, soldi sprecati, obiettivo non raggiunto”. E la memoria va a quelle proteste di piazza di fine anni novanta…

MESSINA. “Il proposito dichiarato e sbandierato da tutti era quello di liberare Messina e Villa S.Giovanni dal passaggio quotidiano di oltre tremila tir, sulla base della dichiarazione dello stato di emergenza firmata nel 2001 dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi”. E’ il leader storico del “Comitato La Nostra Città” Saro Visicaro a ricordare come le intenzioni di inizio millennio si siano tradotte solo il progetti mai ultimati. Il chiaro riferimento è al sistema portuale di Tremestieri, grande opera pubblica con lavori in corso ma senza data di ultimazione confermata. La struttura, ideata per consentire ai tir che attraversano lo Stretto di immettersi direttamente in autostrada senza attraversare il centro di Messina, è ancora un’incompiuta. Funziona, al netto degli insabbiamenti, solo l’approdo inaugurato nel 2006 e composto da due invasature. Attracchi ampiamente insufficienti per smaltire tutto il traffico. La memoria va a quegli anni di protesta precedenti al riconoscimento dell’ “emergenza tir” da parte del Governo. Saro Visicaro guidava proteste di piazza, anche con migliaia di persone, nel ricordo di cittadini morti a causa di incidenti provocati da mezzi pesanti che sfrecciavano (e sfrecciano) tra scuole, teatri, pubblici uffici. La domanda è legittima: ma come è stato possibile che siano “scivolati” via 25 anni senza raggiungere l’obiettivo prefissato e riconosciuto dal Governo?

SARO VISICARO: “TRASCORSO UN QUARTO DI SECOLO, UN’INCHIESTA DOVREBBE CHIARIRE”

“Il primo porto – ricorda Saro Visicaro – venne progettato male ed eseguito peggio nonostante la durata di 5 anni dei lavori. Continuamente insabbiato, costi altissimi e servizio di traghettamento a singhiozzo. Le diverse denunzie del Comitato La Nostra Città non trovarono accoglienza,anzi si trasformarono in accuse per diffamazione avviate contro chi quelle denunzia aveva firmato.
Le menti diaboliche avviarono l’operazione secondo porto a Tremestieri, quello che finalmente avrebbe dovuto risolvere l’emergenza dichiarata nel 2001. Oggi siamo già nel 2026 e stiamo a zero. Un quarto di secolo sprecato, tanti soldi dispersi e milioni di tir a spasso nel centro urbano con danni incalcolabili alla salute dei cittadini e alle strade martoriate dai bisonti gommati. Le ultime 4 amministrazioni comunali sono state incapaci a risolvere il problema – dichiara ancora il leader del “Comitato La Nostra Città” – e anzi hanno contribuito ad ingarbugliare tutta la vicenda degli appalti e degli incarichi professionali. Una matassa sapientemente riuscita. Secondo il Comitato La Nostra Città potrebbero esserci le condizioni per avviare un’inchiesta sulle responsabilità legate alle inerzia che hanno procurato danni alle P.A e ai cittadini magari per favorire qualcuno.
Non facere quod debetur dicevano i latini.Non fare ciò che è dovuto o che si dovrebbe fare diventano omissioni e inadempienze. Cosa altro è – conclude Visicaro – la mancata soluzione di un’emergenza dichiarata da venticinque anni?

LO STATO DELL’ARTE: I LAVORI PROCEDONO MA C’E’ IL PROBLEMA DELLA “DIGA FORANEA”

I lavori per il completamento del porto di Tremestieri intanto procedono. Dopo l’abbandono del cantiere da parte della “Nuova Coedmar”, impresa che si era aggiudicata l’appalto nel 2017, la ripartenza è stata affidata – nell’ottobre 2024 – alla “Bruno Teodoro Costruzioni“. Nel frattempo il costo dell’opera era crescito arrivando, complessivamente a circa 112 milioni di euro. Per evitare nuovi intoppi il Governo ha nominato commissario l’ingegnere Francesco Di Sarcina chiamato a vigilare sull’adamento del cantiere. Quest’ultimo, aveva riferito ad ottobre 2025 che, a tempo debito, sarebbe stato comunicato l’esito delle prove tecniche – previste il mese dopo – per la realizzazione della “complicata” diga foranea. Per il momento solo silenzi. E siamo al 2026.

La questione – che aveva suscitato già mesi fa le preoccupazioni della Uil – riguarda riguarda il “braccio” di protezione del nuovo porto pensato per l’imbarco e lo sbarco di tutti i mezzi pesanti che attraversano lo Stretto di Messina. Mentre infatti, per tutte le altre strutture previste la “Bruno Teodoro Costrizioni” sta procedendo, per quanto riguarda questa “porzione” progettuale, ha sollevato una questione tecnica. L’impresa ha effettuato dei carotaggi nel terreno sul quale dovrebbero essere infissi i pali che dovrebbero poi sostenere il “braccio”. Gli esami, secondo i tecnici dell’impresa, avrebbero evidenziato una presunta inadeguatezza della soluzione progettuale elaborata da chi aveva avviato i lavori. Il progetto dunque potrebbe subire delle variazioni. E così il nuovo termine annunciato per l’ultimazione lavori, ottobre 2026, potrebbe essere ancora spostato in avanti. E la storia continua…

Eduardo Abramo
Eduardo Abramo
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