Disastro jonico, ma senza vittime. Si può ricostruire senza lacrime. Ci siamo tutti
Servono centinaia di milioni per ripristinare i luoghi. La ferita è profonda e servirà tempo. Ma il ciclone “Harry” non ha ucciso. Esperti meteo, protezione civile e comuni hanno salvato vite con i loro avvisi. Si spera adesso nella pronta risposta di Stato e Regione
Non è tempo di speculazioni politiche, è il momento di stare uniti. Il ciclone “Harry” ha colpito duramente, una “tempesta perfetta”. I cittadini della riviera jonica di mareggiate ne avevano viste tante, ma una simile violenza delle onda non la ricordano nemmeno i più anziani. Ma c’è un dato positivo che svetta su tutto e che va sottolienato. Non ci sono state vittime. Oggi, le comunità, libere dal dolore di aver perso qualcuno, possono pensare alla ricostruzione senza immaginare un angolo di strada dedicato a chi non ce l’ha fatta. Ed è giusto dare atto a Comuni, protezione civile, esperti meteo di aver fatto un ottimo lavoro. La popolazione è stata avvisata in tempo utile. E adesso sappiamo che non è stato esagetato chiedere ai cittadini, specialmente quelli residenti nei comuni jonici a sud di Messina, di non dormire nella case a piano terra.
Adesso è tempi di ricostruire tutti quei “luoghi del cuore” cari ai messinesi. Quel lungomare “unico” che attraversa i comuni, da Scaletta Zanclea a Taormina, era ed è l’orgoglio della città metropolitana turistica. Tutto da recuperare e – come specificato dal ministro alla protezione civile Nello Musumeci – c’è anche l’economia della riviera da rilanciare. La costa jonica, con i suoi panorami, con i suoi alberghi ed i suoi locali, è lavoro e produttività per tante comunità. Per rimettere in piedi tutto, solo nel messinese, servono più di 200 milioni di euro. Ed è solo una prima stima. Le rassicurazioni sono arrivare sia dal governo regionale che da quello nazionale. Adesso è lotta contro il tempo. Nella speranza che la bella stagione sia già quella della rinascita.








