9 Gennaio 2026RedazionePrimopiano

Crescita economica debole: Messina tra le ultime in Italia secondo le previsioni 2026

Le previsioni economiche per il 2026 confermano una crescita moderata dell’economia italiana, ma evidenziano ancora una volta il profondo divario tra i territori del Paese. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su previsioni Prometeia, il Prodotto interno lordo nazionale crescerà dello 0,66%, mentre il Mezzogiorno si fermerà a un più contenuto +0,51%, continuando a viaggiare a una velocità inferiore rispetto al Centro-Nord.

In questo scenario poco incoraggiante, la provincia di Messina si colloca nelle ultime posizioni della classifica nazionale, con una crescita del PIL stimata appena allo +0,26% nel 2026. Un dato che segnala una fragilità strutturale ormai cronica, lontana sia dalla media italiana sia dalle province più dinamiche del Paese.

Il confronto con realtà come Varese, Bologna e Reggio Emilia è impietoso: territori che crescono quasi quattro volte più di Messina grazie a investimenti mirati, politiche industriali efficaci e una maggiore qualità del lavoro. Anche in diverse aree del Mezzogiorno si registrano performance migliori, mentre Messina resta intrappolata in una crescita debole, incapace di generare occupazione stabile e sviluppo duraturo.

«Questi numeri certificano ciò che denunciamo da tempo: Messina è fuori dai circuiti della crescita e senza un intervento deciso il divario con il resto del Paese continuerà ad aumentare», afferma il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti. Secondo il sindacato, non si tratta di una semplice flessione congiunturale, ma del risultato di anni di ritardi accumulati su infrastrutture, servizi pubblici, politiche industriali e lavoro di qualità.

A pesare ulteriormente sul quadro economico sono anche le crisi industriali in corso, come quelle che coinvolgono Cargill e Duferco, mentre la progressiva fine della spinta del Pnrr rischia di aggravare una situazione già critica. All’interno della Sicilia, Messina continua a occupare le retrovie, superando solo poche province in maggiore difficoltà e restando lontana da realtà come Palermo e Catania.

Per la Cgil Messina è necessario aprire immediatamente una vertenza territoriale che metta al centro lavoro stabile e sicuro, investimenti pubblici e privati mirati, il rafforzamento della pubblica amministrazione e una vera politica industriale per il territorio. «Senza un cambio di rotta deciso da parte del Governo nazionale e regionale – conclude Patti – Messina rischia di restare ai margini dello sviluppo, pagando un prezzo altissimo in termini di lavoro, diritti e coesione sociale».

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