22 Luglio 2025Eduardo AbramoPrimopiano

Clan Mangialupi, il boss comandava dal carcere con il cellulare

MESSINA. Grande disponibilità di armi, droga e violenza per imporre la forza del clan Mangialupi sul territorio. L’operazione di Polizia, che ha portato alle prime ore del mattino all’arresto di 14 persone, ha rivelato come il gruppo criminale del rione di Messina Sud fosse ancora protagonista nonostante gli arresti scattati in precedenti operazioni. Su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – gli agenti hanno dato esecuzione alle misure cautelari emesse dal Giudice per le Indagini preliminari a carico di 11 messinesi e atri 3 soggetti originari della provincia di Reggio Calabria.

L’indagine era stata avviata a seguito delle dichiarazioni, opportunamente riscontrate, rese da un collaboratore di giustizia. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire i ruoli svolti dai sodali all’interno dell’organizzazione. Il capo, sebbene in carcere, riusciva comunque ad impartite ordini tramite telefono cellulare. Figure chiave nella gestione del sodalizio erano il padre e la zia, con i compiti di gestire l’attività di spaccio e gli introiti dell’organizzazione. Importante anche il ruolo della compagna del boss, la quale fungeva da sua portavoce. Vi erano poi “bracci operativi”, prevalentemente assegnati ai rifornimenti di droga proveniente anche dalla provincia di Reggio Calabria, e i corrieri ai quali era demandato il compito di trasportare la sostanza stupefacente, anche via mare, nei prefissati luoghi di custodia individuati all’interno della città di Messina.

Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati oltre 3 Kg di cocaina, quasi 20 kg di marijuana e quasi 2 kg di hashish, pari ad un mancato guadagno per il sodalizio criminale di quasi 1.500.000,00. Sequestrati anche un fucile, un fucile a pompa, 2 mitragliette e 3 pistole, oltre a munizionamento vario. A testimonianza della violenza del clan anche il ferimento nel 2023 di un uomo raggiunto all’interno del suo bar. Gli spari alle gambe per ragioni legate a contrasti relativi al mercato degli stupefacenti sulla piazza messinese. Tra i responsabili dell’atto intimidatorio anche un minorenne.

Eduardo Abramo
Eduardo Abramo
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