Ccpm unità Spoke. Il centro resta a Taormina. Ma a quale prezzo? Scontro tra Cgil e Uil
Il Ccpm resterà al San Vincenzo come previsto dalla nuova rete ospedaliera della Regione Siciliana. Ma a quale prezzo? Ormai il progetto è chiaro: si va verso il declassamento della struttura sanitaria. Fondati i timori delle famiglie. La battaglia non né chiusa. Cgil e Fp Cgil attaccano la politica: “Si è preferita la passerella alla pianificazione e oggi ne vediamo gli effetti”.
Il sindacato ribadisce che l’unica strada praticabile, “sostenibile e risolutiva”, fosse l’accorpamento della cardiochirurgia pediatrica alla cardiochirurgia per adulti dell’Azienda ospedaliera Papardo di Messina, per costruire un modello logistico-funzionale unico: équipe integrate, condivisione delle tecnologie, percorso clinico continuo dall’emergenza alla degenza, copertura h24 dei servizi di supporto e piena aderenza agli standard nazionali. Un impianto che avrebbe consentito di stabilizzare i volumi, ridurre la mobilità passiva e mettere in sicurezza i percorsi chirurgici dei bambini. Ed invece il Ccpm di Taormina sarà centro Spoke a servizio della vera ed unica Cardiochirurgia pediatriche dell’isola: quella di Palermo.
Critiche anche all’amministrazione cittadina: “Dov’è il sindaco di Taormina? Dopo avere annunciato di avere in tasca la ‘soluzione’ per il Ccpm, assiste al declassamento, favorito anche dalle mosse dei suoi nuovi alleati politici”. Per Pietro Patti (Cgil Messina), Francesco Fucile (Fp Cgil), Antonio Trino (Fp Cgil sanità) e Guglielmo Catalioto (Fp Cgil Medici), dietro il fallimento “c’è stato un gioco più grande, condotto da chi ha tentato di sedere su più tavoli contemporaneamente, sacrificando il bene superiore. Nel mirino della Cgil finisce anche la Uil che ha respinto con forza l’ipotesi del trasferimento al Papardo sponsorizzando la permanenza del reparto a Taormina. Il sindacato guidato da Ivan Tripodi parla di provvedimento amministrativo che smentisce la narrazione rassicurante fin qui offerta dalle autorità regionali e ribadisce che lo status del Ccpm non andava modificato: la sua “naturale collocazione” è sotto la gestione dell’Asp di Messina, che già governa l’ospedale San Vincenzo. La scelta di spostare l’unità sotto l’Ao Papardo viene bollata come “ibrida e cervellotica”, con il rischio concreto di chiusura del centro e “nefaste conseguenze sociali e sanitarie”. Il sindacato respinge le polemiche della Cgil e rivendica coerenza nella difesa dei lavoratori e della sanità pubblica.








