A Messina sempre meno edicole: vuoti che cambiano i quartieri
MESSINA – La chiusura delle edicole a Messina non è più una notizia isolata: è diventata un fenomeno strutturale, lento e inesorabile, che sta cancellando un pezzo di città. Adesso ce n’è un’altra che si aggiunge alle tante già serrate: l’edicola del Maurolico, il chiosco tra corso Cavour e via Oratorio San Francesco che per decenni è stato punto di riferimento per studenti, professori, residenti e passanti. Ora è in fase di smantellamento, e la scena — lamiere che si piegano, scaffali svuotati, insegne rimosse — racconta più di mille parole.
A Messina, come in molte città italiane, le edicole stanno chiudendo una dopo l’altra. Le cause sono note: il crollo delle vendite dei quotidiani, la digitalizzazione dell’informazione, i costi di gestione sempre più alti, la difficoltà di sostenere un’attività che viveva di abitudini ormai scomparse. Ma dietro i numeri c’è un pezzo di vita urbana che si sta spegnendo. Le edicole non erano solo luoghi di vendita: erano presidi sociali, punti di incontro, micro-osservatori del quartiere. Erano il posto dove si comprava il giornale, certo, ma anche dove si scambiavano opinioni, si commentavano le notizie, si chiedeva un’informazione stradale, si lasciava un messaggio per qualcuno. Erano, in fondo, un servizio pubblico non dichiarato.
Chi ha superato i quarant’anni ricorda bene quella frase: “Ci vediamo all’edicola”. Non serviva aggiungere altro. Ogni quartiere aveva la sua, e ognuna aveva un’identità precisa: l’edicola vicino alla scuola, quella davanti alla chiesa, quella accanto alla fermata del tram, quella che apriva all’alba e quella che chiudeva tardi. L’edicolante era una figura riconoscibile, quasi un confidente: sapeva chi leggeva cosa, chi aspettava l’album di figurine, chi comprava la Settimana Enigmistica ogni giovedì, chi cercava riviste specializzate introvabili altrove.
Oggi, invece, molte di quelle saracinesche non si rialzano più. A Messina ne sono scomparse decine negli ultimi anni, lasciando chioschi vuoti o trasformati in altro. La chiusura di quella del Maurolico ha colpito in modo particolare perché quel chiosco era un simbolo: un punto di ritrovo per generazioni di studenti, un luogo che scandiva le mattine del centro città. Sui social, in queste ore, si moltiplicano i ricordi: chi racconta il primo album di figurine comprato lì, chi ricorda il giornale preso prima di entrare a scuola, chi parla dell’edicolante come di un volto familiare che accompagnava le giornate.
Il fenomeno, però, non riguarda solo la nostalgia. La scomparsa delle edicole modifica la geografia urbana: meno punti di informazione, meno luoghi di socialità spontanea, meno presidi nei quartieri. In molte città italiane si discute di come riconvertire i chioschi, trasformandoli in micro-spazi culturali, punti di book-crossing, info point turistici o piccole botteghe di prossimità. A Messina, per ora, il dibattito è timido, ma la chiusura dell’edicola del Maurolico potrebbe riaccendere la discussione su cosa fare di questi spazi e su come evitare che la città perda altri pezzi della sua memoria quotidiana.
Le edicole non torneranno più come prima, questo è evidente. Ma raccontare la loro fine significa anche interrogarsi su cosa stiamo perdendo: non solo un luogo fisico, ma un modo di vivere la città. E forse, proprio da qui, può partire una riflessione più ampia su come ricostruire comunità e relazioni nei quartieri, in un tempo in cui tutto sembra spostarsi altrove.








