Forza d’Agrò, inchiesta su presunti brogli elettorali: i dettagli dell’operazione
Scossa giudiziaria nel piccolo comune di Forza d’Agrò, dove i carabinieri della Compagnia di Taormina hanno eseguito una misura cautelare personale, emessa dal Gip del Tribunale di Messina, nei confronti di cinque persone nell’ambito di un’inchiesta su presunti brogli elettorali.
L’accusa ipotizzata è pesante: associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e ideologica commessa in atti pubblici. Al centro delle indagini ci sarebbe un sistema organizzato per alterare il regolare svolgimento delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024.
Le misure cautelari
Il provvedimento dispone gli arresti domiciliari per il sindaco Bruno Miliadò, 71 anni, per il capogruppo consiliare di maggioranza Emanuele Di Cara (49 anni), per l’ispettore capo della Polizia locale Carmela Bartolone (62 anni) e per l’ausiliario del traffico Carmelo La Rocca (53 anni).
Per il consigliere di maggioranza Pippo Bondì (57 anni) è stato invece disposto il divieto di dimora nel comune. Il Gip ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari per l’ispettore capo Orazio Maccarrone.
L’inchiesta e gli altri indagati
Le indagini hanno portato alla luce il coinvolgimento complessivo di altre 67 persone. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di un’associazione criminale dedita alla produzione sistematica di falsi in atti pubblici, con l’obiettivo di influenzare l’esito della consultazione elettorale.
Il presunto sistema dei falsi trasferimenti
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe creato numerose attestazioni di residenza fittizie per consentire a persone non aventi diritto di votare nel comune. Su 96 richieste di trasferimento esaminate, ben 59 sarebbero risultate false.
Le residenze venivano dichiarate in immobili inesistenti o disabitati, ma anche presso uno stabilimento balneare o in camere di hotel riconducibili agli indagati. Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato strutturato e reiterato.
Il sindaco, sempre secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione delle verifiche, impartendo indicazioni ai vigili urbani affinché i controlli venissero svolti in maniera compiacente.
Un peso determinante sul voto
A far emergere i sospetti è stato anche il numero anomalo di richieste di trasferimento: 96 in un comune che conta appena 835 residenti. Un dato considerato dagli investigatori incompatibile con le normali dinamiche demografiche del territorio.
Il presunto sistema avrebbe avuto un impatto diretto sull’esito delle elezioni. Il sindaco è stato infatti eletto con uno scarto di appena 30 voti, mentre la lista a suo sostegno ha prevalso con un margine di 40 preferenze.
Numeri che, alla luce delle presunte irregolarità, assumono un peso decisivo nell’economia dell’inchiesta, che ora punta a chiarire responsabilità e ruoli all’interno di un quadro accusatorio particolarmente delicato per la vita amministrativa del comune jonico.








