Dissalatori. Si ragiona sulla realizzazione ma non sono la soluzione alla crisi idrica
Chi pensa che la realizzazione di dissalatori possa essere la soluzione a breve termine per la crisi idrica, che in questo momento la città sta subendo, si sbaglia. La costruzione di questi impianti può rappresentare una strada da percorre, ma ci vorrà tempo e bisogna valutare concretamente benefici e costi dell’operazione. I tempi di costruzione di un dissalatore sono lunghi ed i costi per la gestione, compresi quelli per il consumo di energia elettrica, elevati. Amam, comunque, ci sta ragionando. Lo ha detto l’ingegnere Adriano Grasso, componente del Cda dell’azienda, intervenendo ai lavori della Commissione Ponte a Palazzo Zanca. Il tema è anche quello delle risorse idriche da destinare ai cantieri per la costruzione della grande infrastruttura. Per questo motivo si discute pure dei dissalatori. Alcuni potrebbero essere realizzati da Webuild ed essere considerati opere compensative per la città. Ma questo è un altro discorso. Intanto Amam, ad inizio di luglio, ha pubblicato l’avviso per l’indagine di mercato finalizzata ad individuare quei soggetti che potrebbero occuparsi della realizzazione degli impianti in grado di trattare l’acqua del mare per riutilizzarla come acqua dolce. 18 le risposte al bando dell’azienda municipalizzata. Due i progetti inviati ad Amam che sta valutando il da farsi. L’unica strada percorribile sembra essere quella del progetto di finanza con i costi di realizzazione tutti a carico del privato. L’idea che potrebbe prendere piede, ma solo nei prossimi mesi, è quella della costruzione di due piccoli impianti da utilizzare a servizio delle zone che più soffrono per la carenza idrica. Ma il cammino è ancora lungo ed in questo momento i dissalatori non possono rappresentare la soluzione immediata alla richiesta di acqua da parte dei cittadini.








