Ponte, i proclami si scontrano già con la realtà economica. Tensioni nel Governo sulle cifre da stanziare
Con la manovra econmica del Goveno dell’anno scorso è stata riattivata la società Stretto di Messina spa, che era in liquidazione. Presidente e Consiglieri di Amministrazione sono “sistemati”. E i finanziamenti per costruire il Ponte? Nel Governo non c’è unanimità di vedute, mentre a giorni dovrebbe essere consegnato da Webuild il progetto aggiornato della grande opera.
Per il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini il ponte si farà dopo 52 anni di parole con una una copertura “non superiore ai 12 miliardi spalmata nei prossimi 15 anni”. Ma a frenare il Leader della Lega, sono i rappresentanti di Fratelli D’Italia, partito di Governo di maggiornaza. Il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, crede che in manovra ci “possa essere una posta di bilancio che riguarda un programma pluriennale”, ma sulla tempistica è più cauto: “Dubito che” il prossimo anno “saremo già agli appalti”.
Cauto anche il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani: “Fermo restando che si deve fare perché è un impegno che noi di Forza Italia abbiamo preso” ed “era una scelta fatta da Silvio Berlusconi, vedremo quali saranno i tempi e quali gli investimenti che si possono fare in questa manovra”.
L’apertura dei cantieri nell’estate 2024, dunque, non è certa. Salvini che “vedeva” già il ponte deve fare i conti con i suoi alleati, ma soprattutto con un manovra economica che è difficile da far quadrare anche senza gli stanziamenti per la grande opera.








